Libertà, anarchia e moti dell’ 800

Negli anni 1820 si verificarono i primi moti rivoluzionari europei con la significativa eccezione (per motivi opposti) di Inghilterra e Russia e Prussia. Le sommosse erano alimentate da società segrete, che rifacendosi al modello massonico, erano sorte sempre più numerose proprio in questo periodo. Fra le sette più attive, specialmente in Italia e in Spagna, vi era la Carboneria. Si diffusero anche altre associazioni come l’Eteria greca, i Comuneros spagnoli e quelle degli Adelfi e Filadelfi diffuse nell’Italia settentrionale e in Francia. In Spagna scoppiarono moti a causa del “pronunciamento” (un ammutinamento) dei soldati a Cadice, che ben presto sarebbero dovuti partire per sedare i moti dell’America Latina. Gli ufficiali, guidati da Riego, richiedevano il ripristino della Costituzione spagnola del 1812, ovvero la Costituzione di Cadice, ivi redatta nell’età napoleonica e abolita con la Restaurazione.

Per quanto riguarda l’Italia, a seconda delle zone in cui i moti ebbero luogo assunsero delle accezioni differenti. Nel Regno delle Due Sicilie gli ufficiali Morelli e Silvati chiesero la costituzione al sovrano Ferdinando I, che ne promise la concessione; anche nel regno di Sardegna il reggente Carlo Alberto, al trono al posto del sovrano legittimo Carlo Felice, promise la concessione di una costituzione in seguito ad un moto del 1821 guidato da Santorre di Santa Rosa.

Le forze della Restaurazione, preoccupate per il diffondersi dei moti in molti territori Europei e nei possedimenti oltremare, si riuniscono nel Congresso di Troppau (1820) e nel Congresso di Lubiana (1821). Metternich durante lo svolgimento dei congressi ha modo di sottolineare la situazione allarmante, chiede quindi l’intervento armato nel Sud Italia. Inghilterra e Francia erano contrarie all’intervento armato in quanto avrebbe potuto rafforzare l’Austria; Ferdinando I invita allora i rivoltosi napoletani a permettergli di andare ai congressi, promettendo loro di appoggiarne la causa. Giunto ai congressi richiede invece con urgenza l’intervento armato, viene quindi riportato l’ordine nel Regno delle Due Sicilie. Anche nel Regno di Sardegna le rivolte vengono sedate con un intervento armato voluto da Carlo Felice, che non concesse la costituzione.

Queste prime agitazioni avevano un carattere elitario e internazionalista, data la collaborazione tra gli intellettuali dei vari paesi europei.

In questo primo contesto rivoluzionario ne uscì vincente soltanto la Grecia, la quale, in seguito ad un moto guidato dall’Eteria, ottenne l’indipendenza dall’impero ottomano. Nel 1829, con la pace di Adrianopolis, ha fine l’unico moto di questi anni che raggiunge lo scopo dell’indipendenza, e la corona della Grecia è data in mano al bavarese Ottone di Wittelsbach.

Dopo i due congressi di Troppau e Lubiana, come in Italia, anche in Spagna, Portogallo, le rivolte furono soppresse.

Alessandro-gruppo 2° secondaria – cit. www.wikipedia.org

articolo 36 della costituzione italiana

lavoratore-ingranaggio-id12092Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e, in ogni caso,sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite,a cui non può rinunciare. L’etimologia del termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica, e proprio per questo bisogna avere una ricompensa.

Eleonora,Arianna,Ottavia,Carola,Chiara,Sofia,Caterina,Virginia.

Gruppo Foto

Tutela e formazione: scopriamo l’articolo 35…

Il lavoro è alla base della struttura sociale italiana. Negli articoli 1, 3 e 4 il lavoro è inteso nel suo significato più ampio, in questi tre articoli infatti è scritto che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e che riconosce a ogni cittadino il diritto al lavoro, mentre negli articoli compresi fra il 35 e 40 questo argomento è trattato in modo più specifico, perché tutela i lavoratori subordinati nei confronti dei datori di lavoro.

Il testo dell’articolo 35 dice che:

In quest’articolo la nostra Costituzione ha cercato di dare risposte ai problemi riguardanti la questione sociale. Da cui deriva la particolare importanza attribuita al lavoro, considerata l’elemento indispensabile per  la società. Nello stato democratico l’elemento fondamentale è il lavoratore e considera il lavoro come un diritto e un dovere. Nell’articolo 35 è stabilito come criterio generale il riconoscimento di un’uguale protezione a tutti tipi di lavoro ed è inclusa la conservazione del posto di lavoro e la garanzia d’occupazione. L’articolo 35 mira ad assicurare e tutelare il lavoro di ogni cittadino. Prima e durante la Rivoluzione industriale della seconda metà dell’Ottocento i lavoratori non avevano alcun diritto o tutela. Erano costretti a lavorare per tempi lunghissimi e in pessime condizioni e con salari miseri. Basta pensare che persino i bambini, in questo periodo, erano costretti a lavorare con salari ancora più miseri. Le prime proposte di riforme e di leggi a favore degli operai vennero dalla Gran Bretagna. Nel 1824 venne riconosciuto ai lavoratori il diritto di riunirsi in libere associazioni e nel 1833 il governo inglese decise di regolamentare con una legge il lavoro nelle fabbriche: essa limitava lo sfruttamento del lavoro minorile e femminile.

Gruppo Video 3ª media: Alessandro, Aurora, Jacopo, Lorenzo, Maria Beatrice, Massimo, Niccolò

Uguaglianza di genere(?)

«Ogni sesso lavora nella propria sfera d’azione adatta,essendoci vera e propria subordinazione,deferenza e rispetto della femmina verso il maschio nell’ordine di quest’ultimo,e del maschio alla femmina nell’ordine di quest’ultima,in modo che in ognuna di queste comunità i difensori zelanti dei ‘diritti delle donne’ possono trovare qui una realizzazione pratica dei loro ideali».Glendyne R. Wergland, Sisters in the Faith: Shaker Women and Equality of the Sexes (Amherst: University of Massachusetts Press, 2011). »

Secondo quanto sancito dall’articolo 37 della nostra Costituzione,”la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e,a parità di lavoro,le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.

In passato l’unico ruolo della donna era quello di moglie e madre.A differenza dell’uomo,non poteva accedere al voto,né tanto meno ai pubblici uffici.

In particolare negli ultimi dell’800 e nei primi del ‘900 la condizione socioeconomica di noi donne era di drammatica disparità,sebbene,per esempio, la base elettorale fosse stata revisionata più volte.Raramente il lavoro femminile veniva ruguaglianza di genereiconosciuto come tale.In ogni caso,il nostro stipendio era solitamente poco più della metà di quello dei lavoratori.Per non parlare dello sfruttamento minorile:poiché anche il lavoro dei bambini era assai diffuso,oltre che ad essere sottopagato,prima della Prima Guerra mondiale furono emanate alcune leggi per la tutela di entrambi,che avrebbero dovuto cercare di garantire un minimo salariale alle donne.Ma non fece che peggiorare ulteriormente la situazione.Lo Stato mostrava di voler favorire al massimo il loro rientro in quella che riteneva essere la loro sede naturale:la casa.D’altronde,nell’enciclica papale “Rerum Novarum”,pubblicata nel 1891,era scritto:”Certi lavori non si confanno alle donne,fatte da natura per i lavori domestici,i quali grandemente proteggono l’onestà del debole sesso.”

Con la Prima Guerra Mondiale,dal momento che gli uomini vennero chiamati al fronte,le donne presero il loro posto nei campi,ma soprattutto,nelle industrie, per la prima volta nella storia.Con la fine del conflitto,però,accusate di rubare il mestiere ai reduci,persero questi posti di lavoro.

Soltanto il 1° Febbraio 1945,su proposta di Togliatti e De Gasperi,venne infine concesso il voto alle donne,diritto che,insieme all’articolo 37,entrò in vigore il 1° gennaio di tre anni dopo,grazie alla Costituzione italiana.

Pertanto,l’uguaglianza di genere si è testimoniata un principio fondamentale,non solo in Italia,ma anche nel resto del mondo.Tuttavia,ancora oggi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e l’ONU non sono riuscite a raggiungere completamente questo obiettivo.

Chiara,III media.

L’evoluzione dei diritti politici

imageIL PENSIERO POLITICO DELL’ILLUMINISMO   La cultura illuministica ha diffuso nella società intellettuale del tempo la coscienza di diritti umani quali uguaglianza, libertà, dignità della persona, proprietà privata che appartenevano alla tradizione umanistica e che erano in profondo contrasto con i principi politici, giuridici, sociali e culturali allora vigenti. Gli illuministi cercano di applicare questi principi nei vari campi della società convinti che, applicare questi temi, porti un contributo per il progresso della società. Lo strumento per realizzare tutto questo è la ragione. L’Illuminismo elaborò una politica a sostegno dell’ascesa di una nuova borghesia finalmente cosciente dei propri compiti e che non voleva più essere soggetta al potere dei ceti nobiliari ed ecclesiastici dell’ancien regime. In politica, gli illuministi, fecero riferimento agli studi di due filosofi inglesi del 1600: Hobbes e Locke. Questi filosofi partono dalla teoria del contrattualismo, l’idea cioè attraverso la quale l’uomo esce dallo stato di natura ed entra nella società civile attraverso un patto sociale, un contratto tra gli uomini e il potere politico. Però si rendono conto che in questo stato di natura a loro conviene che ci sia un governo che deve tutelare gli uomini che formano lo stato. Tutto questo avviene attraverso il patto sociale che deve tutelare e difendere i cittadini. In Hobbes ilcontattualismo condusse alla giustificazione dell’assolutismo, in Locke servì a delineare le basi dello stato di diritto e della concezione politica liberale.

DIRITTI POLITICI  AL GIORNO D’OGGI                                                                                                          

I diritti politici sono quei diritti che uno stato riconosce ai propri cittadini affinché essi possano partecipare attivamente alla vita politica e alla formazione delle decisioni pubbliche, sempre se in possesso del diritto di voto. Tali diritti rappresentano la tipica espressione dell’autogoverno del popolo.

DIRITTI POLITICI DEL CITTADINO

Consentono al cittadino la partecipazione alla vita politica in un regime democratico. Nella nostra Costituzione troviamo: il diritto di partecipare con il voto alla scelta dei propri rappresentanti, sia nel Parlamento che negli enti locali ; il diritto di essere eletti come rappresentanti dei propri concittadini; il diritto di associarsi liberamente in partiti politici per determinare la politica nazionale; il diritto di votare nei referendum dove si manifesta la democrazia diretta; il diritto di presentare, insieme ad altri cittadini, un progetto di legge che verrà discusso e votato dal Parlamento.

DIRITTO DI VOTO  

I cittadini eleggono i loro rappresentanti in Parlamento attraverso l’esercizio del diritto di voto. Dal 1946 esiste in Italia il suffragio universale, che riconosce il diritto di voto a tutti i cittadini, e a tutte le cittadine dal 1948,  purché   siano maggiorenni (per votare al Senato occorre però aver compiuto 25 anni) e non si trovino in situazioni particolari, quali la condanna a determinate pene. Il voto è dovere civico e si caratterizza per:

image -Personalità, l’elettore deve andare a votare di persona -Uguaglianza, i voti degli elettori hanno pari peso e valore, indipendentemente dalle loro questioni sociali. -Segretezza, garantita dalla assoluta protezione della cabina elettorale. -Libertà, ognuno è pienamente libero di votare secondo la propria conoscenza, senza subire pressioni esterne. -E’ un dovere civico, atto necessario al funzionamento dell’istituzioni democratiche. per maggior approfondimento sul diritto di voto delle donne consultare il seguente sito: http://ripassofacile.blogspot.it/2013/02/il-voto-alle-donne-in-italia.html

DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE PER MOTIVI POLITICI (Art. 22)                           Nessun cittadino può essere privato, per motivi politici, della titolarità di diritti e doveri, della cittadinanza e del suo nome: Questi infatti sono gli elementi fondamentali che specificano l’identità umana e civile di ogni persona.

Deepraj, Michela, Costanza, Chiara, Luca, Giulia D, Elena, Beatrice M.

Cos’è il potere esecutivo?

potere esecutivoIl governo italiano si basa su tre poteri fondamentali: legislativo, esecutivo e giudiziario. Oggi noi,  il gruppo bozze, abbiamo intenzione di approfondire il concetto di potere esecutivo. Secondo il principio di separazione dei poteri dello Stato, il potere esecutivo generalmente posseduto da un’istituzione denominata governo esecutivo, è in prima istanza il potere di applicare le leggi.

In Italia il Governo è l’organo che esercita il potere esecutivo che consiste nel fare attuare le leggi. Il potere legislativo, cioè il potere di approvare le leggi, compete invece al Parlamento , le leggi possono essere proposte dal governo, da apposite commissioni parlamentari, da singoli o più parlamentari o per iniziativa popolare.

Il Presidente della Repubblica, consultati i vari gruppi parlamentari nomina il Presidente del Consiglio e nomina i ministri su proposta del presidente del consiglio, il governo composto dal presidente del consiglio dai ministri e da altri membri subordinati per operare deve ottenere la fiducia delle due camere.Solitamente funziona così, ma questa volta il premier già c’era (anche se non eletto dal popolo).

Questo è il potere esecutivo ed è anche il nostro primo articolo nel quale ci siamo impegnate molto!

 

GRUPPO BOZZE:Laura,Rachele,Roberta,Vittoria e Virginia

 

il “giudizio” del presidente

Noi siamo il gruppo foto e, visto che è stato eletto da  poco il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella,vorremmo parlare del potere giudiziario che rappresenta uno dei suoi compiti più importanti. Fino a poco tempo fa, non sapevamo che il potere giudiziario presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, può concedere la grazia e commutare le pene.

foto articolo potere giudiziario I MediaIl potere giudiziario è quel potere che in quanto organo costituzionale permette in via definitiva e autonoma di risolvere una controversia di natura civile, penale e amministrativa (secondo le diverse giurisdizioni) applicando la legge nel rispetto del contraddittorio delle parti, trasparenza del procedimento e motivazione della decisione penale, da parte di un giudice.

Il potere giudiziario è esercitato dalla Magistratura che identifica un complesso di organi istituzionali (pubblici e statali) con funzioni giurisdizionali in campo civile, penale, costituzionale e amministrativo, che si personificano nella figura del magistrato. La magistratura può essere Giudicante o Inquirente.foto tribunale roma articolo potere giudiziario

Le maggiori figure della magistratura sono:Giudice di pace, Tribunale, Corte d’Assise, Corte d’Appello,Corte d’Assise d’Appello,Corte di Cassazione. Ecco alcuni articoli della Costituzione Italiana che parlano del Potere Giudiziario:

“Il potere giudiziario è esercitato dalla Magistratura :i giudici controllano che le leggi siano applicate e istituiscono i processi.

La giustizia è amministrata in nome del popolo italiano”

(Art.101)

“Ai giudici deve essere riconosciuta la libertà da ogni altro potere e quindi deve essere garantita l’autonomia della magistratura”

(Art.104)

“L’organo che controlla le azioni dei magistrati è il Consiglio superiore della Magistratura che è presieduto dal Presidente della Repubblica”

(Art. 104-105)

Gruppo foto: Giorgio, Giovanni, Saverio, Jacopo, Nicola & Diego

LO SPORT…A MODO MIO!

COME TUTTI SANNO, DEDICARE DEL TEMPO ALL’ATTIVITA’ FISICA E’ MOLTO IMPORTANTE PER LA SALUTE. IO PRATICO LA GINNASTICA ARTISTICA, UNO SPORT CHE E’ STATO DIFFICILE DA SCEGLIERE…MA CREDO CHE TUTTI TROVINO DIFFICOLTA’ A SCEGLIERE IL PROPRIO SVAGO, SOPRATTUTTO PERCHE’ OGNUNO DI NOI HA UN FISICO DIVERSO, QUINDI LA SCELTA DEVE ESSERE BEN PENSATA. ALCUNE VOLTE, PERO’, QUALCUNO COMINCIA A FARE SPORT ANCHE PER DIVENTARE UN CALCIATORE COME TOTTI O UNA GINNASTA COME CARLOTTA FERLITO. IO CREDO, PERO’, CHE QUESTE “CELEBRITA'” CI DOVREBBERO FAR PENSARE CHE LO SPORT CHE PRATICANO SIA UNO SVAGO E NON UNA GARA. ALCUNE VOLTE, PERO’, NON E’ COSI’. INFATTI, PROPRIO GIOVEDI’ POMERIGGIO ALCUNI ULTRA’ DELLA SQUADRA DEL FEYENOORD, (CHE PROPRIO LA SERA STESSA AVREBBE DOVUTO GIOCARE CONTRO LA ROMA) HANNO OCCUPATO PIAZZA DI SPAGNA, SPORCANDO LA FONTANA DELLA BARCACCIA, OLTRETUTTO RISTRUTTURATA POCO TEMPO FA. SECONDO ME, LO SPORT NON DOVREBBE ESSERE COSI’ VIOLENTO, PERCHE’ IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA SPORT E’ SVAGO, SPASSO, DIVERTIMENTO. SONO MOLTO SORPRESA PERO’ CHE QUESTI ACCADUTI SI VERIFICHINO SOLO NEL CALCIO, E MI CHIEDO PERCHE’, INVECE DI METTERE FINE A QUESTE DISCUSSIONI SENZA SENSO, INVECE DI INTERVENIRE, CI DICIAMO CHE NON SUCCEDERA’ MAI PIU’, MA, A QUANTO PARE… DOPO QUESTO FATTO, IL SINDACO DI ROMA, IGNAZIO MARINO, HA ESPRESSO LA SUA DISAPPROVAZIONE…INFATTI HA SUBITO CHIAMATO L’AMBASCIATA OLANDESE DICENDO DI “STRAPPARE IL PASSAPORTO A QUESTI VANDALI” E HA VOLUTO ANCHE PRECISARE CHE “TUTTI I DISASTRI DOVRANNO ESSERE RISARCITI”. SONO PIENAMENTE D’ACCORDO CON LUI, E SONO ANCORA SPERANZOSA CHE LO SPORT, QUANDO QUALCUNO VORRA’,”CAMBI REGISTRO”.

 

BEATRICE, II MEDIA

ultras olandesi distruggono Roma: noi c’eravamo!

Il 19 febbraio una volta usciti da scuola all’una e mezza, io e il mio amico eravamo diretti a Piazza di Spagna da Mc Donalds. Vogliamo raccontarvi ciò che abbiamo visto.

ultraMentre stavamo camminando abbiamo iniziato a sentire le urla degli ultras del Feyenoord. Appena siamo arrivati abbiamo visto delle bottiglie di birra e delle palle di plastica di colore binco e rosso come il colore della squadra. Mentre camminavamo verso il Mc, tiravano i palloni e le birre e la cosa che ci ha fatto più  scandalo è stata vedere quattro tifosi lanciare le bottiglie e espletare i propri bisogni primari dentro una  fontana storica del ‘600.

Appena arrivati da mc abbiamo preso un tavolo vicino a dei tifosi e abbiamo visto che tiravano a terra i vassoi dal tavolo dopo aver finito di mangiare, quindi siamo usciti e abbiamo sentito i tifosi che lanciavano le bombe carta a terra e urlavano i cori della propria squadra.

Brando – Nicolò – 3° media

Articolo 39-40

“Per quanto concerne l’art. 39, si affermò che il riconoscimento al sindacato nella Costituzione di una sfera di azione autonoma implicava il pieno diritto delle associazioni sindacali di organizzarsi e svolgere liberamente la propria azione, al di fuori di ogni riconoscimento normativo: autonomia di organizzazione e di azione sarebbero state irrimediabilmente compromesse dalla disciplina prevista dall’art. 39. Quanto alla attuazione dell’art, 40, emerse un orientamento in favore di una legge che, affermata in linea di principio l’attribuzione del diritto di sciopero a tutti i lavoratori, si limitasse a tutelare l’effettiva libertà del diritto di sciopero, reprimendo abusi a danno degli scioperanti e favorendo la pacifica composizione delle controversie collettive.”

Citazione presa dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL)

Durante l’età giolittiana gli scioperi che si susseguirono negli anni 1901 e 1902 sia nel settore agricolo che in quello industriale, sia nel più sviluppato Nord che nel Sud del paese, dimostravano che tutta la floridezza economica e le riforme giolittiane non arrivavano ad incidere sulla precaria situazione della società italiana, soprattutto di quella meridionale, abbandonata a se stessa e presa in considerazione solo come un serbatoio di voti da ottenere con la corruzione dei deputati meridionali, gli “ascari” del governo, con le pressioni dei prefetti, della mafia e della camorra. Gli intellettualli meridionali, come Gaetano Salvemini, non si stancavano di accusare Giolitti, il “ministro della malavita“.

Le moderate riforme non bastavano più: il paese aveva l’esigenza di riforme radicali, strutturali, che se non soddisfatta avrebbe causato quella estremizzazione delle classi sociali che, dopo l’intervallo fuorviante, voluto dalla classe dirigente, della Prima guerra mondiale, giungerà al culmine nel dopoguerra con la rivoluzione fascista preventiva del ceto medio contro i presunti sovversivi.

I primi segni di questo fenomeno storico sono proprio nelle contraddizioni dell’età giolittiana che si dibatte tra governi riformisti e conservatori. Non a caso il 1904 fu l’anno del primo sciopero generale della storia italiana voluto per motivi politici dai sindacalisti rivoluzionari di Arturo Labriola nella speranza che questo fosse lo stimolo per una rivoluzione proletaria. Ma il calcolo politico fallì dinanzi alla tattica giolittiana di lasciare esaurire e sfogare lo sciopero limitandosi a garantire l’ordine pubblico.

Dopo l’assasinio di Umberto I, avvenuto per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, nel 1900, in Italia ci fu un cambio di governo : il governo venne affidato alla sinistra.

Giolitti attuò riforme per migliorare la condizione popolare :

  • non bisognava più pagare una tassa per votare
  • la base elettorale era scesa da 25 a 21 anni
  • non bisognava avere particolari possedimenti per diventare parlamentare

Informazioni prese da Wikipedia.

Gruppo Grafica III media

Donne e lavoro: l’uguaglianza di genere

Sembra scontato che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini in materia di lavoro, ma evidentemente non è così, non lo è sempre stato e non lo è in tutte le parti del mondo. Donne-pari-opprotunitàIn Italia il principio dell’uguaglianza di genere è previsto dall’articolo 37 della Costituzione Italiana, che è entrata in vigore il 1° gennaio 1948. In storia abbiamo studiato i conflitti sociali e le contestazione delle classi operaie che portarono, all’inizio del secolo scorso, alle prime riforme a tutela dei lavoratori per  impedire lo sfruttamento delle classi sociali più deboli. Con l’art. 37 della Costituzione le donne hanno visto riconosciuta finalmente l’eguaglianza nel lavoro che da sempre era stata loro negata. L’art. 37 infatti dispone che “la lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore” ed ancora “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare ed assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Per quanto riguarda le retribuzioni, le leggi di qualche anno prima prevedevano che, a parità di funzioni, le donne percepivano la metà dello stipendio che spettava all’uomo! E’ anche molto importante il riconoscimento della funzione familiare della donna e del suo ruolo di madre. L’Uguaglianza di Genere è inoltre uno degli obiettivi della Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite che cerca di creare parità nel diritto e nelle situazioni sociali e di garantire la parità di retribuzione a parità di lavoro.

Lavinia, III media