per riflettere insieme

Ecco le prime pagine dei quotidiani nazionali per condividere questo momento di riflessione. Confrontiamo insieme le parole e le immagini scelte dalle diverse testate (fonte: www.ilgiornalone.it).  Perchè alcuni giornali hanno deciso di pubblicare questa notizia  con cattiveria, utilizzando  parole improprie che potrebbero ferire persone che con il terrorismo  non c’entrano nulla!? Cosa ne pensate? Lasciateci un commento :))))))

islam=pace

e non terrorismo

primapagina

esempio di prima pagina

 

 

Il rispetto delle competenze interne proprie di ciascuno stato

Vi chiederete sicuramente…Perchè in questo articolo si parla dell’ONU? Il 24 ottobre in tutto il mondo si è celebrato il 70 anniversario dell’ONU, ma cos’ è l’ONU?

L’ONU, l’ Organizzazione delle Nazioni Unite, spesso abbreviata in Nazioni Unite, è una organizzazione intergovernativa a carattere internazionale. Nata il 24 ottobre 1945 con l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, vi aderiscono 193 stati del mondo ovvero tutti gli Stati indipendenti del nostro pianeta tranne il VaticanoDispone anche dell’intervento di contingenti militari, identificati con la locuzione caschi blu dal colore dell’elmetto indossato da tali truppe. Il Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite enuncia ,in due articoli, i fini dell’ Organizzazione e i principi a cui essa e gli Stati membri si devono attenere.

Le principali finalità sono:

  • il mantenimento della pace e della sicurezza internazional
  • la cooperazione internazionale per la soluzione dei problemi di carattere economico, sociale, culturale o umanitario per la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali

Invece i principi più importanti sono:

.il rispetto della piena sovranità di tutti gli stati membri

  • l’adempimento degli obblighi imposti dallo Statuto
  • la soluzione pacifica delle controversie internazionali
  • l’astensione dalla minaccia e dall’uso della forza nelle relazioni internazionali
  • il rispetto delle competenze interne di ciascuno Stato pur con la possibilità di adottare misure coercitive nei casi in cui la pace e la sicurezza siano minacciate

In questo articolo approfondiremo l’ ultimo principio:

“Il rispetto delle competenze interne di ciascuno Stato pur con la possibilità di adottare misure coercitive nei casi in cui la pace e la sicurezza siano minacciate”

Facendo una ricerca approfondita abbiamo trovato questo articolo molto interessante sul nostro principio da affrontare http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-10-20/la-nato-mostra-muscoli-russia-via-trapani-piu-grande-esercitazione-militare-guerra-fredda-124733.shtml?uuid=ACqQypJB

Una frase che ci ha colpito in particolar modo è questa: «Vogliamo mandare un segnale chiaro a qualsiasi potenziale aggressore – ha detto il generale Philip Breedlove – Ogni tentativo di violare la sovranità di una nazione membro della Nato avrà come conseguenza un coinvolgimento deciso da parte di tutte le altre nazioni dell’Alleanza», in questa frase viene spiegata in maniera molto semplice l’ultimo principio che l’ONU si impegna di rispettare.

La Russia si sente minacciata dall’Isis e ha chiesto aiuto agli stati membri dell’Onu; per questo motivo hanno organizzato un’esercitazione a Trapani in caso di attacco. La Russia (cosi’ come gli altri stati) vuole far capire che in caso di attacco chi fa parte dell’Onu si impegnerà a sconfiggere i pericoli.

Pray for paris

Secondo noi questa protezione in caso di pericolo, da parte degli stati presenti nell’ONU, è giusta poichè “l’unione fa la forza”!

Sarà presente la stessa unione nei confronti della Francia?

 

 

Alisa, Beatrice, Guendalina e Sveva

 

 

Autodeterminazione dei popoli

“Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-determinazione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale.”

Questa è la seconda delle principali finalità raggruppate della Carta delle Nazioni Unite. L’autodeterminazione è un argomento che viene trattato ancora oggi in alcuni Paesi del mondo. Il “principio di autodeterminazione” come diritto dei popoli, entra solo più recentemente nel sistema delle relazioni internazionali. Il principio di Autodeterminazione dei Popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Le Nazioni Unite sono state fondate il 24 Ottobre 1945 da 51 nazioni impegnate a preservare la pace e la sicurezza collettiva grazie alla cooperazione internazionale.

Ecco un fatto che riguarda proprio l’autodeterminazione di un popolo: la Crimea. Il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, ha dichiarato essere “la Crimea parte inalienabile della Russia” accettando di fatto il risultato del referendum che sanciva l’annessione della penisola alla Federazione. Ma quel referendum è valido? E soprattutto, è legale? In altre parole, ha la Crimea il diritto di autodeterminarsi? 

La Catalogna, la Scozia, la Crimea, il Kosovo, la Cecenia, persino la Padania, in questi e in altri casi si sente sempre più spesso parlare di “autodeterminazione dei popoli”, e quasi mai in modo corretto.

Autodeterminazione vs integrità territoriale

L’autodeterminazione dei popoli è normata dal diritto internazionale e a questo dobbiamo guardare se vogliamo comprendere quando tale principio si applica. Ebbene, il diritto internazionale prevede che l’integrità territoriale sia prevalente rispetto al diritto all’autodeterminazione, quindi una popolazione non ha diritto ad autodeterminarsi se questo mette in discussione l’integrità dello stato di cui la popolazione in questione fa parte. Questo è il primo e fondamentale punto da cui partire.

Secondo l’attuale formulazione, i popoli non sono titolari di un diritto all’autodeterminazione, tale diritto è infatti degli stati. Un popolo non può dunque dichiarare unilateralmente la propria autodeterminazione, se lo fa compie un atto illegale. Soprattutto se tale “popolo” vive all’interno di uno stato democratico, in mancanza cioè di una seria condizione di oppressione.

L’autodeterminazione può realizzarsi consentendo l’annessione a un paese vicino o l’indipendenza del nuovo stato. Tale autodeterminazione si dice “esterna”, perché consentita e riconosciuta dall’esterno, cioè dagli altri paesi.

Luca, Deepray, Costanza e Beatrice

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Soluzione dei problemi che affronta ONU

L’ONU è un organizzazione internazionale che, concepita durante la seconda guerra mondiale (sostitutiva della Societa delle Nazioni Unite) è impegnata, con molteplici compiti, a favorire il rispetto dei diritti umani e a mantenere la pace e la sicurezza. Persegue le seguenti finalità: attuare il principio di uguaglianza nell’attribuzione dei diritti agli individui, enunciare e tutelare i diritti dell’uomo, vigilare che siano osservate le norme di diritto internazionale fondate sulla giustizia, promuovere il progresso sociale e l’incremento del tenore di vita e della libertà individuale, reprimere lo spirito di intolleranza e di aggressività, operare in comunione di sforzi per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, precludere l’uso della forza armata da parte degli Stati, salvo che nel comune interesse, stabilire istituzioni e procedimenti internazionali diretti a incrementare il progresso economico e sociale di tutti i popoli.

I membri dell’ONU sono tutti Stati sovrani la cui richiesta di ammissione deve essere accolta, su proposta del Consiglio di Sicurezza, da almeno due terzi.

Il consiglio di sicurezza ha come responsabilità principale il mantenimento della pace e della sicurezza nazionale ed è costituito da 15 membri, il Consiglio di Sicurezza in prima battuta tenta di risolvere la controversia pacificamente, avviando mediazioni per giungere a un accordo, oppure nei casi di conflitti cercando di ottenere un cessate il fuoco e inviando missioni per far rispettare la tregua e tenere separate le opposte fazioni.

Un problema attuale per l’ONU é la mancanza di acqua che offre meno disponibilità per tute le persone, infatti il numero é molto calato dal 1990.

Quasi un milione di persone non hanno acqua potabile in casa. L’ ONU mette in guardia dal rischio che i cambiamenti climatici possano esasperare tensioni attuali e future. Come possiamo risolvere questo problema?

Secondo uno studio fatto in Olanda all’università di Utrecht, afferma che tale problema si può risolvere in un’arco di tempo ridotto.

Sono state individuate 6 soluzioni possibili, secondo le quali operare con differenti approcci, per lo stesso obiettivo. Ci sono misure “soft” e misure “hard”. Le prime si concentrano sull’educazione ad un utilizzo più saggio e sostenibile delle fonti idriche, le seconde, più estreme, possono essere definite “d’emergenza”, ma che richiedono maggiori investimenti e fanno riferimento a sistemi di accumulo e/o trattamento d’acqua.

Misure soft:
-Rispetto l’agricoltura, l’irrigazione ha un ruolo fondamentale. Una soluzione sarebbe ridurre il quantitativo di acqua necessario . Questa soluzione comporta però il rischio relativo agli impatti di modificazione genetica e di eutrofizzazione.

-Per migliorare l’irrigazione un altra metodologia sarebbe quella di ricorrere alla tecnologia, utilizzando ad esempio sistemi a sprinkler o a goccia, che avrebbero però, come lati negativi, i costi di installazione e il rischio di salinizzazione dei suoli.
-Migliorare l’uso della risorsa acqua, come la riduzione di sprechi, perdite e riciclo, potrebbe invece essere di grande aiuto in ambito sia domestico che industriale.
-Un’altra misura si concentra sui metodi di contenimento della crescita della popolazione mondiale., le tendenze attuali testimoniano però la difficoltà di un tale tipo di intervento.

Misure hard:
-Aumento dello stoccaggio d’acqua in grandi serbatoi.
-Desalinizzazione dell’acqua di mare.

Gli interventi più drastici, per avere effetto, dovrebbero essere realizzati secondo dimensioni che potrebbero risultare impattanti per gli equilibri idrici e ambientali in genere.
Sebbene sia chiaro ormai che è necessario intervenire, la soluzione più saggia e meno impattante sembra essere un miglioramento, a livello globale, dell’utilizzo di questa preziosissima risorsa.

Teresa, Giulia, Valerio, Marco                                                                                                               III media

#PrayforParis

Parigi ripiomba nel terrore dopo gli attentati avvenuti proprio ieri notte. Un attacco ad una sala per concerti, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo, dove sono rimaste uccise 118 persone. Colpi di kalashnikov in un ristorante e in un bar dove qualcuno stava solo prendendo tranquillamente un caffè o un piatto di pasta. Un’offensiva terroristica che colpisce al cuore della Francia, la seconda in meno di un anno, di fronte alla quale il presidente François Hollande annuncia lo stato d’emergenza e il ripristino dei controlli alle frontiere, oltre alla mobilitazione di 1.500 militari a Parigi. Alcuni testimoni hanno raccontato in lacrime che i terroristi gridavano “Allah u Akbar”, “Allah è grande”. Poche ore dopo gli attentati è arrivata la rivendicazione dello Stato islamico. “Ricordate, ricordate il 14 novembre. Non dimenticheranno questo giorno, come gli americani l’11 settembre. La Francia manda i suoi aerei ogni giorno in Siria, bombardando bambini e anziani, oggi beve dallo stesso calice”, ha affermato il canale Dabiq France, secondo quanto ha scritto su Twitter il “capo” che monitora i gruppi jihadisti. Il presidente francese ha voluto rivolgersi alla nazione poco dopo gli attentati: “Nel momento in cui vi parlo sono in corso attacchi terroristici senza precedenti nella zona di Parigi. E’ una terribile prova che ancora una volta ci colpisce. Dobbiamo dare prova di sangue freddo. La Francia di fronte al terrore deve essere forte e grande”. “Dobbiamo difenderci!” ha proseguito invitando i francesi ad “avere fiducia”.

Una mia riflessione adesso è questa: siamo tutti uomini tutti uguali nati tutti in questo mondo e allora perché ci dobbiamo fare del male tra noi? È come se facessimo del male a noi stessi! Spero che il mondo del futuro cambierà perché io so che TUTTI INSIEME, UNITI, possiamo fare la differenza.

BEATRICE C., 3 Media