Nikola Tesla

Nikola Tesla è stato un inventore, fisico e ingegnere elettrico, Serbo con cittadinanza austro-ungarica e naturalizzato statunitense. E’ nato il 10 luglio del 1856. E’ conosciuto nel suo lavoro nel campo dell’elettromagnetismo tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento. I suoi brevetti e il suo lavoro formano la base del sistema elettrico a corrente alternata e i motori elettrici a corrente alternata. Negli Stati Uniti Tesla fu tra gli scienziati e gli inventori più famosi. Tesla fu erroneamente annunciato come vincitore del Nobel per la fisica nel 1915 insieme a Edison, ma nessuno dei due vinse mai il Nobel, forse a causa della mancata volontà di condividere il premio tra loro. La scoperta del campo magnetico rotante fu descritta in una nota alla Reale Accademia della Scienza nel 1888 dello scienziato italiano Galileo Ferraris, ma Tesla rivendicò l scoperta che finì nelle aule giudiziarie, dove si stabilì, però, che l’invenzione spettava allo scienziato italiano. Il numero totale dei brevetti ottenuto da Tesla è di 280 in 26 paesi. Morì nel 1943 e al suo funerale, a New York, erano presenti oltre 2000 persone, tra cui diversi premi Nobel .

(Fonte: schede didattiche)

Gregorio

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ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

L ‘articolo 3 della Costituzione Italiana  ha voluto combattere e cercare di eliminare ogni tipo di discriminazione dovuta alla razza, alla religione, al sesso e all’opinione politica .

Proclamare che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge rappresenta un enorme cambiamento rispetto al passato, quando la titolarità dei diritti e doveri dipendeva dalla classe sociale, dalla  religione o dal sesso.

Nel primo comma si dice che tutti hanno i medesimi diritti e doveri, in quanto tutti sono uguali davanti alla legge e tutti devono essere , in egual misura , ad essa sottoposti .

Le varie specificazioni ” senza distinzioni di ”  furono inserite perché non si  verificassero più storiche discriminazioni, quali, ad esempio, la  negazione di alcuni diritti alle donne o le discriminazioni dovute alle leggi razziali.

Il secondo comma poi  assegna allo Stato il compito di rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascuno di noi di avere pari opportunità per sviluppare e realizzare pienamente e liberamente la propria  personalità  .

Inoltre viene ribadito il principio del “lavoro come valore fondante” , già enunciato nel primo articolo della Costituzione .

Lo Stato si assume l’impegno di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , ma soprattutto quelli che ostacolano la partecipazione di “tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” .

L’insieme degli interventi dello stato volti a rimuovere gli ostacoli che impediscono ad alcune categorie di persone di raggiungere una vera uguaglianza sono indicati con l’espressione Stato Sociale (o Welfare State ) .

Credo che l’art. 3 sia veramente importantissimo per evitare che si verifichino ancora discriminazioni vergognose e non accettabili  ai danni di alcune persone, a causa della loro religione, sesso o condizione fisica.

Non riesco ad immaginare una società evoluta e democratica in cui per esempio le donne, i disabili  o gli omosessuali non abbiano gli stessi diritti degli altri cittadini .

PIERLUIGI

Fonti :

https://impariamolacostituzione.wordpress.com

S. Zaninelli, C.Cristiani , G.Bonelli, P.Riccobone , La Storia in diretta – Cittadinanza e Costituzione

ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

L’ articolo 11 della costituzione italiana afferma che :L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Questo articolo è stato pubblicato nel 1948.

Informazione presa da ” il senato.it”

Deevesh

L’importanza della libertà: l’articolo 21

La libertà è la grande aspirazione dell’uomo, è voluta sin dai tempi dell’antica Grecia, ma è stata conquistata solo negli ultimi decenni, attraverso le lotte e le rivoluzioni. Queste hanno fatto si che la conquista della libertà, sempre vista come un’illusione dai popoli antichi, da irrealizzabile divenne realtà. Tale diritto subì diverse modifiche nel corso del tempo, ad esempio durante lo Statuto Albertino del 1848, vi era l’art.28 il quale affermava che
“La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi.”
Era garantita la pubblicazione di articoli e di notizie, ma, allo stesso tempo, la divulgazione di bibbie, libri di preghiera, ed altro, doveva sempre essere sottoposta ad un autorità. Con l’abrogazione dello Statuto Albertino e l’entrata in vigore della
Costituzione l’art. 28 è stato annullato e sostituito dall’art 21, il quale afferma che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

Questo articolo è formato da sei commi: il primo riguarda la libertà di pensiero, mentre gli altri cinque riguardano la libertà di stampa, e i soggetti di questi diritti sono tutti i cittadini, compresi gli stranieri.

L’articolo 21 considera come oggetto della sua tutela il pensiero di ogni uomo, espresso tramite parola, scritto e qualsiasi altro mezzo di espressone per l’uomo. Ciò ha permesso di introdurre, con lo sviluppo tecnologico, anche la televisione, la radio e internet.

 

“L’ unico limite esplicito che l’art. 21 impone alla linearità di manifestazione del pensiero il limite del buon costume.

La libertà di manifestazione del pensiero non è assoluta ma è soggetta a bilanciamento; esistono infatti i reati d’opinione che la Corte Costituzionale ha dichiarato legittimi quando:
offendano l’onore degli altri (es. ingiuria e diffamazione); offendano il sentimento religioso altrui (es. bestemmia); offendano il prestigio delle istituzioni (es. oltraggio);
siano idonei a determinare direttamente un’azione pericolosa 
per la sicurezza pubblica (es. istigazione a delinquere, apologia di un delitto, pubblicazione di false notizie).” (https://doc.studenti.it/tesina/diritto/libert-pensiero.html)

 

Io penso che l’articolo 21 sia un articolo fondamentale della costituzione. Infatti penso che la libertà di pensiero si la libertà fondamentale, e, soprattutto, è, secondo me, importante che ognuno abbia il proprio pensiero e che nessuno pensi o dica una frase solo perché è il pensiero comune o perché va di “moda” dire una certa affermazione. Però bisogna stare attenti a come usarle la libertà di pensiero, perché esprimere una propria opinione è totalmente diverso da insultare una persona, e purtroppo ci sono persone che non lo capiscono.

Anche la libertà di stampa è molto importante, perché ci permette di esprimere dei nostri pensieri personali o delle nostre avventure attraverso un libro o un articolo.

Quindi penso che questo articolo sia uno dei più importanti per quanto riguarda la libertà.

Elena

1978-2018. Quarant’anni dalla morte di Aldo Moro.

1978-2018. Sono passati quaranta anni dal rapimento e dall’uccisione dell’onorevole Aldo Moro, segretario della Democrazia Cristiana. Il 16 marzo 1978 il Partito Comunista si stava preparando a firmare l’appoggio esterno a un governo monocolore guidato da Giulio Andreotti. Era la prima volta in Italia che il Partito Comunista, da sempre all’opposizione, appoggiava un governo della Democrazia Cristiana per un accordo fatto tra Moro e Berlinguer. Ma Moro non riuscì mai a portare il PCI al governo, perchè la mattina del 16 marzo fece gli ultimi dieci passi da uomo libero. La figlia più grande era già al lavoro, il figlio maschio lo aveva salutato attraverso lo specchio del bagno, mentre si faceva la barba. Alle 8.55 del mattino, uscì di casa, in strada ad aspettarlo c‘erano il suo autista e cinque agenti della scorta. Percorsero un tratto di via Fani, quando una 128 blu davanti a loro frenò all’improvviso, ne uscirono degli uomini vestiti con le divise dei piloti dell’Alitalia che imbracciavano mitra e pistole, uccisero gli agenti di scorta e rapirono Moro.

L’onorevole venne portato nella così detta “Prigione del popolo”, in via Montalcini 8, dove era stato comprato un appartamento e costruita una stanza lunga due metri, destinata a lui.

Mario Moretti, capo della colonna brigatista romana, cominciò a interrogarlo. Le Brigate Rosse speravano di ottenere informazioni politiche importanti ma le risposte di Moro non le soddisfacevano.

Nel frattempo l’Italia era nel caos. Roma e dintorni erano assediati dalla polizia, si cercava Moro dappertutto, ma di lui nessuna traccia. Cominciò il braccio di ferro tra lo Stato e le Brigate Rosse. I brigatisti per la liberazione di Moro chiedevano la scarcerazione di 13 loro compagni. Altri erano sotto processo a Torino tra cui il leader delle BR Renato Curcio. La DC e tutti i partiti all’infuori di quello socialista e di quello radicale non volevano cedere al ricatto dei terroristi, perchè liberare dei prigionieri in cambio di Moro, avrebbe significato anche riconoscere politicamente le BR. I brigatisti invece, cercavano proprio riconoscimento politico, non intendevano liberare il prigioniero senza condizioni, come chiedeva anche il Papa Paolo VI, amico di gioventù di Aldo Moro.

Moro dalla prigione scriveva delle lettere a Cossiga, a Zaccagnini, suoi colleghi di partito, ma la Democrazia Cristiana aveva scelto la strada della fermezza e per lui sembrava non esserci più nessuna speranza.

L’ultima lettera di Moro è quella che mi ha colpito di più. Era indirizzata alla moglie Eleonora, e si sente che ormai aveva capito che non avrebbe più rivisto nè lei, nè i suoi figli, nè i nipoti. A sua moglie ripete che lo scambio dei prigionieri è una pratica abituale in guerra e questa, scrive Moro, è una guerra. Solo Craxi (segretario del Partito socialista italiano) e Pannella (segretario del Partito radicale), proveranno fino all’ultimo a convincee la DC a trattare con le BR per ottenere innanzitutto la liberazione dell’uomo più che del politico. Perchè il punto era proprio questo. Le Brigate Rosse avevano ucciso, ferito e rapito esponenti dello Stato italiano perchè simboli delle istituzioni. Non contava l’uomo ma solo quello che rappresentava. Non aveva importanza che quel simbolo, così come Moro, fosse figlio, padre, marito.

In occasione del quarantennale della sua morte ho visto il documentario di Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica dal titolo ‘’Il condannato’’ andato in onda su Rai 3 e mentre mostravano le lettere che aveva scritto alla famiglia e ai colleghi del partito, continuavo a chiedermi:” Davvero la ragione di Stato vale più

di una vita umana? E cosa avrei fatto io se mi fossi trovato nella posizione di dover decidere?” Me lo sono chiesto fino a quando non ho letto la lettera a Eleonora Moro di cui riporto qui sotto alcuni brani : ‘’Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore (…) Vorrei capire con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo’’.

Brando

La ferita Italiana: 8 Settembre 1943

 

Ci sono date che segnano il destino di un Paese, rimanendo indelebili nella memoria e nella coscienza collettiva. L’8 settembre 1943 rappresenta per l’Italia una di queste, un dramma dalle molte sfaccettature, un evento che segnò la fine delle ostilità contro gli Alleati e la conseguente fine dell’alleanza con la Germania nazista, ma soprattutto segnò l’inizio di una delle pagine più dolorose per il nostro Paese: la guerra civile.

L’Italia, agli inizi di quell’anno, era ormai un Paese al collasso, non più in grado di sostenere lo sforzo bellico. Durante l’estate cominciò quindi a maturare la decisione, presa dal re e dagli alti comandi dell’esercito, di abbandonare la Germania e uscire dalla guerra. Nei mesi di luglio e agosto, nella massima segretezza, i capi del governo italiano cercarono, spesso goffamente, di prendere contatti con gli Alleati per negoziare la resa. Si arrivò così al 3 settembre dove a Cassibile, in Sicilia, l’Italia e l’alleanza anglo-americana nelle persone del generale Giuseppe Castellano e del generale Walter Bedell Smith firmarono un armistizio, noto come “armistizio breve”. Le clausole dell’accordo, tenuto all’inizio segreto, prevedevano la resa incondizionata del nostro Paese. (http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/8_settembre_il_giorno_dell_armistizio.html)

Mentre le trattative per l’armistizio vanno avanti tra ambiguità e tentennamenti da parte italiana, i nostri vertici militari si preparano al mutare degli eventi. In un documento, la Memoria Op 44, si danno disposizioni su come reagire alla probabile rappresaglia tedesca dopo l’armistizio, e si indicano chiaramente i nostri ex alleati come il nuovo nemico.
Nonostante tutto però l’8 settembre coglie il governo impreparato. Gli ordini non vengono diramati, i vertici dello Stato e delle forze armate abbandonano la capitale e lasciano i comandi territoriali, in Italia e all’estero, privi di indicazioni. Molti soldati decidono di combattere, ma vengono presto sopraffatti dai tedeschi, che in poco tempo catturano un milione di militari italiani, la maggior parte dei quali viene condotto in prigionia nei lager di Germania e Polonia.

(http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-puntate/settembre-1943-lesercito-allo-sbando/39358/default.aspx)

Le condizioni dell’armistizio furono le seguenti:

  • Immediata cessazione di ogni attività ostile da parte delle Forze Armate Italiane.
  • L’Italia farà ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che potrebbero essere adoperati contro le Nazioni Unite.
  • Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite saranno rilasciati immediatamente nelle mani del Comandante in Capo alleato e nessuno di essi dovrà essere trasferito in territorio tedesco.
  • Trasferimento immediato in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, della Flotta e dell’Aviazione italiane con i dettagli del disarmo che saranno fissati da lui.
  • Il Comandante in Capo alleato potrà requisire la marina mercantile italiana e usarla per le necessità del suo programma militare navale.
  • Resa immediata agli Alleati della Corsica e di tutto il territorio italiano sia delle isole che del Continente per quell’uso come basi di operazioni e per altri scopi che gli Alleati riterranno necessari.
  • Immediata garanzia del libero uso di tutti i campi di aviazione e dei porti navali in territorio italiano senza tener conto del progresso dell’evacuazione delle forze tedesche dal territorio italiano. Questi porti navali e campi di aviazione dovranno essere protetti dalle forze armate italiane finché questa funzione non sarà assunta dagli Alleati.
  • Tutte le forze armate italiane saranno richiamate e ritirate su territorio italiano da ogni partecipazione alla guerra da qualsiasi zona in cui siano attualmente impegnate.
  • Garanzia da parte del Governo italiano che, se necessario, impiegherà le sue forze armate per assicurare con celerità e precisione l’adempimento di tutte le condizioni di questo armistizio.
  • Il Comandante in Capo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi provvedimento che egli riterrà necessario per proteggere gli interessi delle forze alleate per il proseguimento della guerra; e il Governo italiano s’impegna a prendere quelle misure amministrative e di altro carattere che il Comandante in Capo richiederà, e in particolare il Comandante in Capo stabilirà un Governo militare alleato su quelle parti del territorio italiano che egli giudicherà necessario nell’interesse delle Nazioni alleate.
  • Il Comandante in Capo delle forze armate alleate avrà il pieno diritto d’imporre misure di disarmo, smobilitazione e demilitarizzazione.
  • Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario a cui l’Italia dovrà conformarsi saranno trasmesse più tardi.

(http://www.combattentiliberazione.it/condizioni-breve-armistizio)

Il 7 settembre arrivarono a Roma due ufficiali americani con il compito di comunicare al governo italiano che il giorno successivo, il generale Eisenhower avrebbe annunciato ciò che era stato deciso solo qualche giorno prima. Tra grande confusione e incertezza si giunse così all’8 settembre.

Ma ripercorriamo gli avvenimenti di quel mercoledì di fine estate.

Il maresciallo Pietro Badoglio, posto a capo del governo dopo la caduta e l’arresto di Mussolini, avvenuto il 25 luglio, stava cercando in tutti i modi di rinviare la comunicazione dell’armistizio, ma le informazioni date dai due ufficiali americani e le pressioni di Eisenhower resero impossibile ogni tentativo di rimandare. Quel giorno si susseguirono decisioni confuse e situazioni a dir poco imbarazzanti, una riunione del consiglio della corona venne convocata d’urgenza al Quirinale. Dopo vari tentennamenti si decise di darne comunicazione ufficiale. Prima della riunione era stato ordinato di preparare al Quirinale un microfono collegato all’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), ma l’ordine non era stato eseguito. Così Badoglio, cambiatosi con abiti civili, fu costretto a raggiungere in macchina la sede della radio per registrare l’annuncio di resa. Verso le 19.30 il maresciallo fece il suo ingresso nella sede della radio di Stato. Nel giro di pochi minuti registrò un breve messaggio, mentre la programmazione veniva interrotta per mandare in onda alcune marce militari. Verso le 19.40, lo speaker Giovan Battista Arista

annunciò Badoglio e poco dopo la sua voce registrata lesse il proclama con cui il Regno d’Italia annunciava la resa. Ultimo dettaglio che rende ancora più drammaticamente grottesca la vicenda.

Dopo il discorso passarono diverse ore di calma apparente. Fu un’illusione, già nel corso della notte i tedeschi cominciarono a prendere posizione con l’ordine di disarmare gli italiani, poiché i tedeschi avevano intuito già da mesi la resa degli italiani, a causa degli stenti e delle incapacità dell’esercito di quest’ultimi.

Alle cinque di mattina del 9 settembre, Badoglio passò i poteri di primo ministro al ministro degli Interni Umberto Ricci e salì sul convoglio di automobili diretto a Pescara dove lo aspettavano il re, la famiglia reale e numerosi generali e altri dignitari nell’intento di lasciare Roma; al Quirinale non rimase più nessuno, nemmeno i carabinieri. In quel giorno d’estate che volgeva al termine sprofondò l’Italia.

Gli anni successivi saranno i più duri e vedranno una nazione lacerata dalla guerra civile e dall’occupazione tedesca. (http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/8_settembre_il_giorno_dell_armistizio.html)

FLAVIO

LO STATUTO ALBERTINO

Lo Statuto Albertino, chiamato anche statuto fondamentale della monarchia di Savoia del 4 Marzo 1848 fu proclamato dal re di Savoia Carlo Alberto. Lo statuto può essere anche definito come la costituzione del regno di Sardegna. Questo importante documento è rimasto in vigore dal Marzo 1848 al biennio 1944-1946, nel momento in cui l’Italia con un referendum sceglie la forma di governo repubblicana, abbandonando la forma governativa monarchica. Questo documento, redatto in lingua francese è una carta costituzionale di tipo flessibile. Inoltre prevede tutta una serie di diritti e doveri dei cittadini.

Lo stato liberale si  afferma anche in Italia. nel 1848 l’Europa venne travolta da rivolte e tumulti che ebbero ripercussioni anche sul territorio italiano, che all’epoca non era ancora stato riunificato. Sulla scia di questi moti popolari, il 4 Marzo 1848, il re Carlo Alberto di Savoia concesse agli abitanti del Regno di Sardegna uno Statuto, ovvero lo Statuto Albertino. Nel 1861, con l’unità d’Italia, lo Statuto Albertino divenne la costituzione del Neonato regno d’Italia. Lo statuto del Regno d’Italia rimase il vigore fino al 1 gennaio 1948, quando fu sostituito dalla costituzione repubblicana. Lo Statuto Albertino aveva caratteri completamente diversi da quelli della costituzione del 1948; in particolare, lo Statuto era elargito , breve e flessibile.
Lo Statuto Elargito: era stato scritto da funzionari di Carlo Alberto che lo aveva poi concesso “ai suoi sudditi”; non si trattava, quindi, di una costituzione nata dalla volontà del popolo che, nel testo, veniva ancora chiamato “suddito”.
Lo Statuto breve: era una costituzione breve, non perché fosse corta, ma perché si limitava a indicare i principi generali in materia di libertà individuali e di competenze degli organi costituzionali, senza specificarli in modo dettagliato.
Lo Statuto flessibile: L’aspetto più importante dello statuto era la sua flessibilità; essendo una costituzione flessibile, lo Statuto poteva essere modificato con una legge ordinaria: qualsiasi legge in contrasto con lo Statuto era formalmente legittima. la flessibilità dello statuto portò poi al regime fascista ad approvare una serie di atti che erano in grave contrasto con lo Statuto stesso: durante il ventennio fascista lo Statuto Albertino fu completamente snaturano, anche se fu rispettato formalmente.

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Sofia

la propaganda fascista e la musica come mezzo di comunicazione

Il termine propaganda deriva dalla Congregazione della Chiesa incaricata di svolgere attività di diffusione della dottrina cattolica. Per un ventennio l’Italia si ritrovò dominata dal regime, che seppe abilmente allargare il proprio consenso attraverso un sapiente uso della propaganda. La stampa , la radio e il cinema furono sottoposti ad uno stretto contollo e alla censura. Venne fondato un ente radiofonico di Stato: l’ EIAR, con il compito di controllare le trasmissioni e un ente di produzione cinematografica, l’istituto Luce. Nel 1935 ci fu la prima versione di Faccetta Nera scritta in romanesco ma venne accusata di incoraggiamento di miscuglio  delle razze poiché c’erano troppi apprezzamenti verso la “bella abissina”. Ci furono dei cambiamenti nel testo e il motivetto riscosse molto successo e fu inserito tra gli inni fascisti. Nel 1937 ci fu un improvviso allentamento delle restrizioni nei confronti della musica americana ma nel 1938 la musica jazz viene bollata come negroide e scompare del tutto dai programmi EIAR. Nel 1940 con l’entrata in guerra la musica americana, compreso il jazz, viene vietata ovunque. Il regime incoraggiava la diffusione di canzoni tradizionali e obbligava di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni compresi i nomi degli artisti: Louis Armstrong diventerà così Luigi Braccioforte.  Alcune canzoni venivano scritte per celebrare il regime di Mussolini e le sue imprese e lo scopo era  quello di esaltare l’animo del popolo. 

Nel 1941 il cantante Ivan Giachetti supera un’audizione dell’Eiar dove frequenta il centro di preparazione radiofonica e viene presto ammesso ai microfoni. Per un paio d’anni canta alla radio, recita nella compagnia di rivista di Radio Torino e in quella di Radio Roma e fino al 1943 canta con quasi tutte le orchestre dell’organico Eiar. Inoltre si esibisce spesso con il complesso di fisarmoniche formato da Beltrani , Gorni Kramer , Corino , Asper e Gallo. Dopo l’8 settembre del 1943 fugge nel meridione d’Italia e dopo l’arrivo degli alleati colpisce l’immaginazione delle orchestre statunitensi con la sua voce calda. In quel periodo si esibisce con varie band alleate , oltre che con il duo pianistico Galzio – Graziosi. Tra le sue più famose interpretazioni sono da ricordare: Ohi Marì, Ascension (cantata con Lina Termini), Maria Luisa, Ciribiribin, Cielito Lindo (con Silvana Fioresi), Tornerai, La canzone dei sommergibili, La Piccina e Passa la serenata.(www.ildiscobolo.net/GIACHETTI%20IVAN.htm)

Una delle canzoni più famose del ventennio fascista era sicuramente Giovinezza. Fu scritta da Giuseppe Blanc nel 1909 per a accompagnare i versi di un inno goliardico le cui parole erano state scritte da Nino Oxilia. Nel corso degli anni in testo venne cambiato fino a diventare l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista. (https://it.wikipedia.org/wiki/Giovinezza_(inno))

Faccetta Nera è una canzone scritta da Renato Micheli nell’aprile del 1935. Essa è stata composta in occasione della grande diffusione di notizie da parte della propaganda fascista relative all’Etiopia e in particolare della schiavitù ancora presente verso la popolazione abissina. Tali notizie servirono in parte a giustificare l’intervento militare che oltre a procurare all’Italia un “posto al sole”, doveva porre fine alla schiavitù della popolazione. (https://it.wikipedia.org/wiki/Faccetta_nera)

Margherita

 

Articolo 11 della costituzione

Alla fine della seconda guerra mondiale e a seguito della liberazione dai nazisti l’italia uscì delusa dalla monarchia e dal fascismo e per questo si volle indire un referendum istituzionale per decidere fra monarchia e repubblica. Il referendum si tenne il 2 giugno 1946 a suffragio universale e terminò con la vittoria della repubblica che sancì la nascita della costituzione creatasi da una commissione riunitasi nel 1947.

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Simbolo della Repubblica italiana

Il primo gennaio 1948 entrò in vigore la nostra carta costituzionale.In modo particolare mi sono soffermato sull’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana che sancisce che:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di difesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;consente,in condizioni di parità con gli altri stati,alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni.Promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolta a tale scopo.”

Questo articolo nasce dalla voglia dei padri costituenti di porre un freno è un limite all’uso della forza nella risoluzione dei conflitti tra Stati, memore della tragedia umanitaria scatenata dalle guerre mondiali.  Inoltre, ci parla della presenza di organizzazioni internazionali come strumenti per contenere i conflitti da risolversi per vie diplomatiche al fine di garantire la pace. Quindi, l’uso della guerra è consentito solo in caso di difesa e come ultima risorsa.

Ritengo che questo articolo sia giusto che rappresenti la volontà del popolo italiano di evitare altre guerre per il bene della nostra popolazione.

Fonte: senato.it

Gianmaria

 

Cavour: Il vero Artista dell’Unità d’Italia

Cavour come ben lo conosciamo è stato l’uomo politico più abile e spregiudicato che ci ha dato la patria, il vero artista dell’unità d’Italia. La sua storia umana e politica, che si snoda attraverso una Italia finalmente Unita.

Ma chi è, realmente Cavour? Un genio della politica animato da un grande ideale, il vero protagonista del Risorgimento, l’artista dell’Unità d’Italia secondo i ricordi scolastici? Oppure più semplicemente un uomo privo di scrupoli e di un piano organico che confida nel suo “genio dell’intrigo spinto fino all’eroismo”.

In realtà lui è un uomo con grandezze e le sue miserie, con le sue geniali intuizioni ha realizzato grandi sfide.

La misura dell’opera compiuta di Cavour è data dal fatto stesso che egli muore ai soli cinquant’anni. Nella vita del conte Camillo Benso di Cavour, la realizzazione più notevole è l’aver presieduto all’unificazione dell’Italia. Nel 1861, appena qualche settimana ella sua morte, viene infatti ufficialmente proclamata l’esistenza di un nuovo regno unitario, dopo molti secoli in cui la penisola Italiana è divisa in numerosi Stati Separati. Raccogliere insieme queste Repubbliche, ducati e regni indipendenti è qualcosa che pochissimi anni prima del 1850 ritengono possibile.

Il principale interesse della biografia di Cavour consiste dunque nel decisivo contributo alla storia politica e economica del suo tempo. Durante i suoi ultimi anni è costretto a respingere l’assalto dei nemici sia sulla destra che sulla sinistra. Non solo ma sopravvive ai numerosi tentativi del Re Vittorio Emmanuele di trovare un Presidente del Consiglio più docile e obbediente. Alla destra stanno quei conservatori che vogliono mantenere l’Italia divisa; mentre alla sua sinistra si trovano Garibaldi e Mazzini, la cui visione di una nazione unita era l’idea più radicale ed idealistica di quella cavouriana.

L’abilità di Cavour si può valutare tuttavia tracciando non soltanto i successi ma anche le difficoltà, gli sbagli; nonché ciò che lui chiama ” la parte meno bella dell’opera”. Ma la capacità di porre rimedio agli errori e di sfruttare a proprio vantaggio condizioni avverse è un ingrediente essenziale della sua suprema arte di statista.

Giuseppe

FONTE:

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it

 

Cinema e propaganda fascista…..un matrimonio perfetto

fascismoIl cinema è un’arma potentissima e uno dei primi a rendersi conto di questo potenziale è stato Benito Mussolini. Questa sua intuizione è stata confermata dalle vicende storiche, ed è ben sintetizzata dalla sua famosa frase “la cinematografia è l’arma più forte”: verità assoluta che all’epoca non tutti colsero.

Per capire perché per Mussolini il cinema fosse così importante va ricordato che prima di essere uno statista e un politico era un giornalista. Ogni suo atteggiamento, ogni suo discorso, era pensato in funzione dei titoli che poi sarebbero usciti l’indomani sui giornali: tale era l’importanza che il Duce attribuiva ai mezzi di comunicazione di massa.

Il Duce incoraggiò fortemente l’arte del cinema e così creò un terreno fertile dal quale nasceranno nel dopoguerra personalità quali : Visconti, De Sica, Monicelli, Sordi, Steno, Fellini e tanti altri che faranno grande il cinema italiano. A dimostrazione dell’ intersse di Mussolini per il cinema ho scoperto che gli piacevano molto le comiche di Stanlio e Ollio, che fanno ancora ridere anche me.

Nel 1924, con la nascita dell’Unione cinematografica educativa – Luce, il regime si assicura il controllo totale dell’informazione cinematografica e Mussolini stesso si attribuisce la paternità dell’iniziativa.  Pochi mesi dopo, il governo fascista, con un decreto legge, trasforma il Luce in ente parastatale (l’Istituto Nazionale Luce).

Grazie a questo ente, il fascismo è il primo governo al mondo a esercitare un controllo diretto sulla cronaca cinegiornalistica e Mussolini il primo capo di stato capace di costruirsi, grazie ai cinegiornali, una immensa pubblicità per le sue “imprese”. Per legge, i cinegiornali vengono proiettati obbligatoriamente in tutte le sale italiane dal 1926. Negli anni a seguire il cinema italiano dà i primi segnali di ripresa e il governo fascista assume un ruolo fondamentale, per la prima volta nella storia, uno stato europeo impegna capitali a favore di un’industria dello spettacolo.

L’istituto Luce può essere considerato un vero e proprio monumento cinematografico a Mussolini. Alla ricerca di visibilità e fama, il dittatore, attraverso il governo fascista, sostiene economicamente e politicamente questa istituzione e ne supervisiona tutta l’attività. Controllando direttamente la produzione cinegiornalistica ed educativa, il regime autocelebra le sue imprese e nello stesso tempo contribuisce a diffondere nella popolazione lo spirito fascista.

Oltre ai cinegiornali, il Luce produce documentari, cortometraggi e lungometraggi. I problemi di un’Italia sottosviluppata vengono nascosti, mentre le pellicole promosse dal regime raccontano di una nazione che guarda al progresso, senza mai dimenticare la tradizione. Dall’inizio degli anni trenta fino alla caduta del regime si possono distinguere diverse fasi della politica di Mussolini rispetto alla produzione cinematografica.

Inizialmente il regime fascista rappresenta un cinema rurale, che parla di realtà contadina e lotta contro i sovversivi, di bonifica delle paludi pontine e di battaglia del grano: ecco gli argomenti che prevalgono nel cinema dei primi anni trenta.

Tra la prima e la seconda metà degli anni trenta, la politica fascista cambia orientamento: niente più cinema rurale, si dà invece risalto a un cinema celebrativo che cerca dei legami tra presente e passato: tra la grandezza dell’impero romano e quello della dittatura mussoliniana.

Con l’espansione della Germania in Europa che porterà all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la posizione dell’Italia rispetto al conflitto porta a un aumento della propaganda cinematografica.

Il figlio di Mussolini, Vittorio, in questi anni firma vari soggetti cinematografici e s’interessa dell’aspetto produttivo di alcune pellicole, nascondendosi dietro lo pseudonimo Tito Silvio Mursino (risultato dell’anagramma di Vittorio Mussolini).

Con la dichiarazione di guerra e l’entrata dell’ Italia nel conflitto la campagna propagandistica perde la sua intensità. In generale, i cinegiornali del periodo di guerra evitano le notizie dal fronte e concentrano la loro attenzione sulle vicende interne e si dà spazio a temi sentimentali, melodrammatici e di commedia.

In conclusione possiamo dire che il regime fascista, durante il suo ventennio, rilancia l’industria cinematografica italiana intuendone le potenzialità propagandistiche e usandole per influenzare a proprio favore il pensiero del popolo italiano, attraverso i film e la loro capacità di divertire e coinvolgere.

Fonti:Rececinema,Cinescuola

Francesco

Lo statuto Albertino: l’embrione della nostra Costituzione

Il 4 marzo 1948 il re Carlo Alberto di Savoia, prima che unificasse l’Italia, concesse la prima Costituzione dello Stato Italiano.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, lo statuto rimase e definire i confini giuridici e a dettar legge fino alla attuale Costituzione entrata in vigore 100 anni dopo il 1 gennaio 1948.

Fu la conseguenza delle idee liberali che portarono a un nuovo equilibrio di potere fra il monarca e le rappresentanze dei cittadini e fu tipica del periodo di transizione dalle monarchie assolute alle monarchie costituzionali.

Il documento riportava principi già espressi in altre costituzioni europee, con uno sguardo particolare alla monarchia parlamentare inglese che permetteva al parlamento di esprimere i ministri e il premier.

Lo Statuto Albertino comunque era un’innovazione per l’epoca perché, concesso dall’alto, vedeva il re perdere consapevolmente alcune delle sue prerogative.

In esso veniva sancito che la religione cattolica era “la sola religione dello Stato” mentre gli altri culti venivano tollerati. Il governo monarchico rappresentativo era retto da un sovrano che sedeva su un trono ereditario e la cui discendenza era decisa in base alla legge salica, (quindi salivano al trono solo eredi maschi). Il potere legislativo veniva esercitato dal re e dalle due Camere, rappresentate dai deputati e dai senatori.

Al re spettavano il comando supremo delle forze armate, la gestione diplomatica dei colloqui con gli altri Stati, la nomina di alte cariche dello Stato, di  acconsentire e promulgare le leggi approvate dalle Camere, di sciogliere e convocare le Camere e concedere la grazia e la nomina dei senatori, che erano tutti a vita e scelti su indicazione delle Camere.

Per quanto riguardava invece i diritti e i doveri dei cittadini vi era un condensato elenco di priorità: i cittadini erano uguali davanti alla legge, avevano la libertà di domicilio, la libertà di stampa, l’inviolabilità della proprietà privata, la libertà di riunione in luoghi privati, dovere di pagare le tasse e uguaglianza nella ripartizione delle stesse.

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Statuto Albertino

 

 

Lo Statuto Albertino era una legge fondamentale perpetua e irrevocabile che apparteneva alla Monarchia e in quanto costituzione flessibile, poteva essere modificato o integrato con legge adottata secondo la procedura ordinaria.

Le leggi costituzionali infatti, sono presenti nell’ordinamento italiano solo a partire dalla Costituzione repubblicana del 1948.

A mio avviso la Costituzione è una legge speciale, di fondamentale importanza per uno Stato poiché esplicita i principi e le regole su cui si fondono le altre leggi e norme che regolano i principi del vivere comune, i valori di riferimento della società e le regole di base per la vita civile e politica.

Carlotta III Media

 

Fonti:

https://cultura.biografieonline.it/statuto-albertino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_Albertino

http://storia.camera.it/norme-fondamentali-e-leggi/nf-statuto-albertino