Carta dei diritti internet

“Il 28 luglio 2015 la presidente della Camera Laura Boldrini ha presentato la Dichiarazione dei diritti in internet, documento fondamentale per garantire a ciascun individuo l’esercizio di una cittadinanza digitale attiva nel rispetto della libertà, della dignità e della diversità di ogni persona…”(clicca qui per continuare a leggerla sul sito dei generazioni connesse)

Annunci

Internet deve essere al servizio del “bene pubblico”: il manifesto di Tim Berners-Lee

Il papà del world wide web immagina il futuro della rete: libera e aperta, che rispetti i dati degli utenti e li tuteli dai pericoli online. La lettera a 30 anni dall’invenzione
di Alice Pace Giornalista scientifica – 11 MAR, 2019

Fonte – rivista Wired

LASCIATE UN COMMENTO 🙂

Tim Berners-Lee

“È il momento di celebrare quanto lontano siamo arrivati, ma anche un’opportunità per riflettere su quanto lontano dobbiamo ancora andare”. Inizia così la lettera (qui il testo integrale) che Tim Berners-Lee ha scritto per celebrare il trentesimo compleanno della sua creatura, il world wide web. Un invito a ragionare sulla nostra relazione con internet e ad attivarci per migliorarla, adattarla al progresso civile e tecnologico, intraprendere insomma il viaggio – che lui stesso definisce né semplice né immediato – “dall’adolescenza digitale verso un futuro più maturo, responsabile e inclusivo”.

Il 12 marzo 1989 l’allora trentaquattrenne informatico del Cern di Ginevra presentava al suo capo, Mark Sendall, la bozza di un nuovo progetto che potesse soddisfare le esigenze di condivisione automatica di informazioni tra scienziati di università e istituti di tutto il mondo.

Progressi e passi indietro
“Vague, but exciting…”, il commento scarabocchiato da Sendall sul margine della prima facciata del documento originale. Così exciting, che l’idea prese ben presto forma. Inizialmente come strumento interno per i ricercatori, nel 1991 con la nascita del primo sito. Poi, dal 1993, con la diffusione sempre più ad ampio raggio di quell’infrastruttura software che rende possibile per un computer comunicare con un altro. Negli anni il web è diventato, sottolinea lo stesso Berners Lee, una pubblica piazza dove le persone si incontrano, una biblioteca dove accedere a un numero sconfinato di volumi, ma anche un negozio, una scuola, uno studio medico, un ufficio, un cinema, uno studio di progettazione, una banca e molto altro ancora: uno spazio e un insieme di servizi che hanno cambiato radicalmente la nostra vita.

Cos’è la Florida man challenge che sta sommergendo Google

In meglio, certo, col sopraggiungere continuo di nuove funzionalità. Ma, allo stesso tempo, rappresentando sempre più una fonte di sofferenza per la fetta di mondo che ancora resta tagliata fuori. “Con ogni nuovo sito, il divario tra chi è online e chi non lo fa aumenta” scrive: “Oggi la metà del mondo è online. È più che mai urgente assicurare che l’altra metà non sia lasciata indietro e che ognuno di noi contribuisca a una rete che promuova uguaglianza, opportunità e creatività”. Un appello a promuovere l’accessibilità prima di tutto. Ma non solo. Il messaggio è anche (e soprattutto) un dito puntato contro i problemi più allarmanti all’interno del web, come le truffe e l’odio online.

Acqua inquinata
Sono tre, secondo Berners Lee, i fonti che concorrono a rendere questo ecosistema disfunzionale. Da un lato, gli atti volutamente malevoli, come attacchi e hacking sponsorizzati dallo stato, i comportamenti criminali e le molestie online. Dall’altro, l’ideazione di modelli che generano “incentivi perversi”, in cui viene sacrificato il valore dell’utente, come i modelli di reddito basati su annunci che ricompensano il clickbaiting e la diffusione virale di disinformazione. Dall’altro ancora, tutto quello che è frutto di atti non intenzionalmente malevoli, ma che finisce per abbassare la qualità delle relazioni online, per esempio polarizzando il dibattito, o fomentando atteggiamenti di indignazione. Sulle responsabilità, Berners Lee chiama tutti in causa e invita a unire le forze: “Non si può dare semplicemente la colpa a un governo, a un social network o allo spirito umano”.

Via d’uscita
Sarebbe assurdo o quanto meno miope, secondo l’informatico, assumere che il web non possa essere cambiato in meglio. “Se sogniamo un po’ e lavoriamo molto, possiamo ottenere il web che vogliamo”, scrive. Per esempio, creare normative per minimizzare i comportamenti nocivi, intervenire ridisegnando i modelli e i sistemi per gli incentivi.

“I governi”, scrive, “hanno il dovere di far evolvere le leggi per l’era digitale”. Devono, in poche parole, garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle persone online, così come che i mercati rimangano competitivi, innovativi e aperti. “Abbiamo bisogno di promotori dell’open web all’interno dei governi”, aggiunge, funzionari che prendano in mano la situazione quando gli interessi del settore privato minacciano il bene pubblico. “Le aziende, dal canto loro, devono anch’esse fare di più per garantire che la ricerca di profitto a breve termine non vada a scapito dei diritti umani, della democrazia, dei fatti scientifici o della sicurezza pubblica”, continua, e questo richiede una riprogettazione di piattaforme e prodotti in termini di privacy e sicurezza.

Il ruolo determinante però, sottolinea, resta quello dei cittadini, che devono pretendere di rimanere al centro, sotto forma di community, e valutare aziende e governi negli impegni che assumono. “Se non eleggiamo politici che difendono un web libero e aperto, se non facciamo la nostra parte per promuovere conversazioni sane costruttive online, se continuiamo a fare clic sul consenso senza chiedere il rispetto dei nostri dati, ci allontaniamo dalla nostra responsabilità di far mettere questi problemi tra le priorità dell’agenda dei nostri governi”, ci tiene a sottolineare.

“In momenti cruciali come questo, le generazioni prima di noi hanno intensificato il lavoro insieme per un futuro migliore”, spiega, richiamando alla memoria momenti rivoluzionari della storia come la pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sul diritto del mare e il Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Berners-Lee insiste con la proposta, avanzata qualche mese fa, di un vero e proprio Contratto per il web. Perché, scrive,“dal momento che il web plasma il nostro mondo, abbiamo il dovere di assicurarci che sia riconosciuto come un diritto umano, e finalizzato al bene pubblico”, chiude

Art n.5 della carta dei diritti Internet

Il 28 Luglio 2015 il presidente della Camera Laura Boldrini ha presentato la Dichiarazione dei diritti Internet per conoscere e apprendere il comportamento nel mondo dei social e dei  media.

Articolo 5, Tutela dei dati personali – Si affronta la questione privacy. “Ogni persona – è scritto – ha diritto alla protezione dei dati che la riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza”. Si stabilisce che l’utente può “accedere ai dati raccolti che lo riguardano” ed eventualmente “ottenerne la rettifica e la cancellazione per motivi legittimi”. I dati possono essere “raccolti e trattati con il consenso effettivamente informato della persona interessata” ma “il consenso non può costituire una base legale per il trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua il trattamento”.

Art. 5.
(Tutela dei dati personali).
1. Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati che la
riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità,
identità e riservatezza.
2. Tali dati sono quelli che consentono di risalire
all’identità di una persona e comprendono anche i dati dei
dispositivi e quanto da essi generato e le loro ulteriori
acquisizioni e elaborazioni, come quelle legate alla
produzione di profili
3. Ogni persona ha diritto di accedere ai dati raccolti
che la riguardano, di ottenerne la rettifica e la
cancellazione per motivi legittimi
4. I dati devono esser trattati rispettando i principi di
necessità, finalità, pertinenza, proporzionalità e, in ogni
caso, prevale il diritto di ogni persona
all’autodeterminazione informativa.
5. I dati possono essere raccolti e trattati con il
consenso effettivamente informato della persona
interessata o in base a altro fondamento legittimo previsto
dalla legge. Il consenso è in via di principio revocabile.
Per il trattamento di dati sensibili la legge può prevedere
che il consenso della persona interessata debba essere
accompagnato da specifiche autorizzazioni.
6. Il consenso non può costituire una base legale per il
trattamento quando vi sia un significativo squilibrio di
potere tra la persona interessata e il soggetto che effettua iltrattamento.
7. Sono vietati l’accesso e il trattamento dei dati con
finalità anche indirettamente discriminatorieRisultati immagini per https://www.generazioniconnesse.it/site/it/carta-dei-diritti-di-internet/e

Abbiamo trattato di questo argomento perché teniamo a ricordare che internet può sembrare un mondo a parte ma tutto ciò che accade sul web si riverserà nella realtà.Quindi fate attenzione a ciò che fate e chiedete aiuto a qualcuno se qualcosa vi succede.