ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

L ‘articolo 3 della Costituzione Italiana  ha voluto combattere e cercare di eliminare ogni tipo di discriminazione dovuta alla razza, alla religione, al sesso e all’opinione politica .

Proclamare che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge rappresenta un enorme cambiamento rispetto al passato, quando la titolarità dei diritti e doveri dipendeva dalla classe sociale, dalla  religione o dal sesso.

Nel primo comma si dice che tutti hanno i medesimi diritti e doveri, in quanto tutti sono uguali davanti alla legge e tutti devono essere , in egual misura , ad essa sottoposti .

Le varie specificazioni ” senza distinzioni di ”  furono inserite perché non si  verificassero più storiche discriminazioni, quali, ad esempio, la  negazione di alcuni diritti alle donne o le discriminazioni dovute alle leggi razziali.

Il secondo comma poi  assegna allo Stato il compito di rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascuno di noi di avere pari opportunità per sviluppare e realizzare pienamente e liberamente la propria  personalità  .

Inoltre viene ribadito il principio del “lavoro come valore fondante” , già enunciato nel primo articolo della Costituzione .

Lo Stato si assume l’impegno di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , ma soprattutto quelli che ostacolano la partecipazione di “tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” .

L’insieme degli interventi dello stato volti a rimuovere gli ostacoli che impediscono ad alcune categorie di persone di raggiungere una vera uguaglianza sono indicati con l’espressione Stato Sociale (o Welfare State ) .

Credo che l’art. 3 sia veramente importantissimo per evitare che si verifichino ancora discriminazioni vergognose e non accettabili  ai danni di alcune persone, a causa della loro religione, sesso o condizione fisica.

Non riesco ad immaginare una società evoluta e democratica in cui per esempio le donne, i disabili  o gli omosessuali non abbiano gli stessi diritti degli altri cittadini .

PIERLUIGI

Fonti :

https://impariamolacostituzione.wordpress.com

S. Zaninelli, C.Cristiani , G.Bonelli, P.Riccobone , La Storia in diretta – Cittadinanza e Costituzione

L’importanza della libertà: l’articolo 21

La libertà è la grande aspirazione dell’uomo, è voluta sin dai tempi dell’antica Grecia, ma è stata conquistata solo negli ultimi decenni, attraverso le lotte e le rivoluzioni. Queste hanno fatto si che la conquista della libertà, sempre vista come un’illusione dai popoli antichi, da irrealizzabile divenne realtà. Tale diritto subì diverse modifiche nel corso del tempo, ad esempio durante lo Statuto Albertino del 1848, vi era l’art.28 il quale affermava che
“La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi.”
Era garantita la pubblicazione di articoli e di notizie, ma, allo stesso tempo, la divulgazione di bibbie, libri di preghiera, ed altro, doveva sempre essere sottoposta ad un autorità. Con l’abrogazione dello Statuto Albertino e l’entrata in vigore della
Costituzione l’art. 28 è stato annullato e sostituito dall’art 21, il quale afferma che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

Questo articolo è formato da sei commi: il primo riguarda la libertà di pensiero, mentre gli altri cinque riguardano la libertà di stampa, e i soggetti di questi diritti sono tutti i cittadini, compresi gli stranieri.

L’articolo 21 considera come oggetto della sua tutela il pensiero di ogni uomo, espresso tramite parola, scritto e qualsiasi altro mezzo di espressone per l’uomo. Ciò ha permesso di introdurre, con lo sviluppo tecnologico, anche la televisione, la radio e internet.

 

“L’ unico limite esplicito che l’art. 21 impone alla linearità di manifestazione del pensiero il limite del buon costume.

La libertà di manifestazione del pensiero non è assoluta ma è soggetta a bilanciamento; esistono infatti i reati d’opinione che la Corte Costituzionale ha dichiarato legittimi quando:
offendano l’onore degli altri (es. ingiuria e diffamazione); offendano il sentimento religioso altrui (es. bestemmia); offendano il prestigio delle istituzioni (es. oltraggio);
siano idonei a determinare direttamente un’azione pericolosa 
per la sicurezza pubblica (es. istigazione a delinquere, apologia di un delitto, pubblicazione di false notizie).” (https://doc.studenti.it/tesina/diritto/libert-pensiero.html)

 

Io penso che l’articolo 21 sia un articolo fondamentale della costituzione. Infatti penso che la libertà di pensiero si la libertà fondamentale, e, soprattutto, è, secondo me, importante che ognuno abbia il proprio pensiero e che nessuno pensi o dica una frase solo perché è il pensiero comune o perché va di “moda” dire una certa affermazione. Però bisogna stare attenti a come usarle la libertà di pensiero, perché esprimere una propria opinione è totalmente diverso da insultare una persona, e purtroppo ci sono persone che non lo capiscono.

Anche la libertà di stampa è molto importante, perché ci permette di esprimere dei nostri pensieri personali o delle nostre avventure attraverso un libro o un articolo.

Quindi penso che questo articolo sia uno dei più importanti per quanto riguarda la libertà.

Elena

La ferita Italiana: 8 Settembre 1943

 

Ci sono date che segnano il destino di un Paese, rimanendo indelebili nella memoria e nella coscienza collettiva. L’8 settembre 1943 rappresenta per l’Italia una di queste, un dramma dalle molte sfaccettature, un evento che segnò la fine delle ostilità contro gli Alleati e la conseguente fine dell’alleanza con la Germania nazista, ma soprattutto segnò l’inizio di una delle pagine più dolorose per il nostro Paese: la guerra civile.

L’Italia, agli inizi di quell’anno, era ormai un Paese al collasso, non più in grado di sostenere lo sforzo bellico. Durante l’estate cominciò quindi a maturare la decisione, presa dal re e dagli alti comandi dell’esercito, di abbandonare la Germania e uscire dalla guerra. Nei mesi di luglio e agosto, nella massima segretezza, i capi del governo italiano cercarono, spesso goffamente, di prendere contatti con gli Alleati per negoziare la resa. Si arrivò così al 3 settembre dove a Cassibile, in Sicilia, l’Italia e l’alleanza anglo-americana nelle persone del generale Giuseppe Castellano e del generale Walter Bedell Smith firmarono un armistizio, noto come “armistizio breve”. Le clausole dell’accordo, tenuto all’inizio segreto, prevedevano la resa incondizionata del nostro Paese. (http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/8_settembre_il_giorno_dell_armistizio.html)

Mentre le trattative per l’armistizio vanno avanti tra ambiguità e tentennamenti da parte italiana, i nostri vertici militari si preparano al mutare degli eventi. In un documento, la Memoria Op 44, si danno disposizioni su come reagire alla probabile rappresaglia tedesca dopo l’armistizio, e si indicano chiaramente i nostri ex alleati come il nuovo nemico.
Nonostante tutto però l’8 settembre coglie il governo impreparato. Gli ordini non vengono diramati, i vertici dello Stato e delle forze armate abbandonano la capitale e lasciano i comandi territoriali, in Italia e all’estero, privi di indicazioni. Molti soldati decidono di combattere, ma vengono presto sopraffatti dai tedeschi, che in poco tempo catturano un milione di militari italiani, la maggior parte dei quali viene condotto in prigionia nei lager di Germania e Polonia.

(http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-puntate/settembre-1943-lesercito-allo-sbando/39358/default.aspx)

Le condizioni dell’armistizio furono le seguenti:

  • Immediata cessazione di ogni attività ostile da parte delle Forze Armate Italiane.
  • L’Italia farà ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che potrebbero essere adoperati contro le Nazioni Unite.
  • Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite saranno rilasciati immediatamente nelle mani del Comandante in Capo alleato e nessuno di essi dovrà essere trasferito in territorio tedesco.
  • Trasferimento immediato in quelle località che saranno designate dal Comandante in Capo alleato, della Flotta e dell’Aviazione italiane con i dettagli del disarmo che saranno fissati da lui.
  • Il Comandante in Capo alleato potrà requisire la marina mercantile italiana e usarla per le necessità del suo programma militare navale.
  • Resa immediata agli Alleati della Corsica e di tutto il territorio italiano sia delle isole che del Continente per quell’uso come basi di operazioni e per altri scopi che gli Alleati riterranno necessari.
  • Immediata garanzia del libero uso di tutti i campi di aviazione e dei porti navali in territorio italiano senza tener conto del progresso dell’evacuazione delle forze tedesche dal territorio italiano. Questi porti navali e campi di aviazione dovranno essere protetti dalle forze armate italiane finché questa funzione non sarà assunta dagli Alleati.
  • Tutte le forze armate italiane saranno richiamate e ritirate su territorio italiano da ogni partecipazione alla guerra da qualsiasi zona in cui siano attualmente impegnate.
  • Garanzia da parte del Governo italiano che, se necessario, impiegherà le sue forze armate per assicurare con celerità e precisione l’adempimento di tutte le condizioni di questo armistizio.
  • Il Comandante in Capo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi provvedimento che egli riterrà necessario per proteggere gli interessi delle forze alleate per il proseguimento della guerra; e il Governo italiano s’impegna a prendere quelle misure amministrative e di altro carattere che il Comandante in Capo richiederà, e in particolare il Comandante in Capo stabilirà un Governo militare alleato su quelle parti del territorio italiano che egli giudicherà necessario nell’interesse delle Nazioni alleate.
  • Il Comandante in Capo delle forze armate alleate avrà il pieno diritto d’imporre misure di disarmo, smobilitazione e demilitarizzazione.
  • Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario a cui l’Italia dovrà conformarsi saranno trasmesse più tardi.

(http://www.combattentiliberazione.it/condizioni-breve-armistizio)

Il 7 settembre arrivarono a Roma due ufficiali americani con il compito di comunicare al governo italiano che il giorno successivo, il generale Eisenhower avrebbe annunciato ciò che era stato deciso solo qualche giorno prima. Tra grande confusione e incertezza si giunse così all’8 settembre.

Ma ripercorriamo gli avvenimenti di quel mercoledì di fine estate.

Il maresciallo Pietro Badoglio, posto a capo del governo dopo la caduta e l’arresto di Mussolini, avvenuto il 25 luglio, stava cercando in tutti i modi di rinviare la comunicazione dell’armistizio, ma le informazioni date dai due ufficiali americani e le pressioni di Eisenhower resero impossibile ogni tentativo di rimandare. Quel giorno si susseguirono decisioni confuse e situazioni a dir poco imbarazzanti, una riunione del consiglio della corona venne convocata d’urgenza al Quirinale. Dopo vari tentennamenti si decise di darne comunicazione ufficiale. Prima della riunione era stato ordinato di preparare al Quirinale un microfono collegato all’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), ma l’ordine non era stato eseguito. Così Badoglio, cambiatosi con abiti civili, fu costretto a raggiungere in macchina la sede della radio per registrare l’annuncio di resa. Verso le 19.30 il maresciallo fece il suo ingresso nella sede della radio di Stato. Nel giro di pochi minuti registrò un breve messaggio, mentre la programmazione veniva interrotta per mandare in onda alcune marce militari. Verso le 19.40, lo speaker Giovan Battista Arista

annunciò Badoglio e poco dopo la sua voce registrata lesse il proclama con cui il Regno d’Italia annunciava la resa. Ultimo dettaglio che rende ancora più drammaticamente grottesca la vicenda.

Dopo il discorso passarono diverse ore di calma apparente. Fu un’illusione, già nel corso della notte i tedeschi cominciarono a prendere posizione con l’ordine di disarmare gli italiani, poiché i tedeschi avevano intuito già da mesi la resa degli italiani, a causa degli stenti e delle incapacità dell’esercito di quest’ultimi.

Alle cinque di mattina del 9 settembre, Badoglio passò i poteri di primo ministro al ministro degli Interni Umberto Ricci e salì sul convoglio di automobili diretto a Pescara dove lo aspettavano il re, la famiglia reale e numerosi generali e altri dignitari nell’intento di lasciare Roma; al Quirinale non rimase più nessuno, nemmeno i carabinieri. In quel giorno d’estate che volgeva al termine sprofondò l’Italia.

Gli anni successivi saranno i più duri e vedranno una nazione lacerata dalla guerra civile e dall’occupazione tedesca. (http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/8_settembre_il_giorno_dell_armistizio.html)

FLAVIO

LO STATUTO ALBERTINO

Lo Statuto Albertino, chiamato anche statuto fondamentale della monarchia di Savoia del 4 Marzo 1848 fu proclamato dal re di Savoia Carlo Alberto. Lo statuto può essere anche definito come la costituzione del regno di Sardegna. Questo importante documento è rimasto in vigore dal Marzo 1848 al biennio 1944-1946, nel momento in cui l’Italia con un referendum sceglie la forma di governo repubblicana, abbandonando la forma governativa monarchica. Questo documento, redatto in lingua francese è una carta costituzionale di tipo flessibile. Inoltre prevede tutta una serie di diritti e doveri dei cittadini.

Lo stato liberale si  afferma anche in Italia. nel 1848 l’Europa venne travolta da rivolte e tumulti che ebbero ripercussioni anche sul territorio italiano, che all’epoca non era ancora stato riunificato. Sulla scia di questi moti popolari, il 4 Marzo 1848, il re Carlo Alberto di Savoia concesse agli abitanti del Regno di Sardegna uno Statuto, ovvero lo Statuto Albertino. Nel 1861, con l’unità d’Italia, lo Statuto Albertino divenne la costituzione del Neonato regno d’Italia. Lo statuto del Regno d’Italia rimase il vigore fino al 1 gennaio 1948, quando fu sostituito dalla costituzione repubblicana. Lo Statuto Albertino aveva caratteri completamente diversi da quelli della costituzione del 1948; in particolare, lo Statuto era elargito , breve e flessibile.
Lo Statuto Elargito: era stato scritto da funzionari di Carlo Alberto che lo aveva poi concesso “ai suoi sudditi”; non si trattava, quindi, di una costituzione nata dalla volontà del popolo che, nel testo, veniva ancora chiamato “suddito”.
Lo Statuto breve: era una costituzione breve, non perché fosse corta, ma perché si limitava a indicare i principi generali in materia di libertà individuali e di competenze degli organi costituzionali, senza specificarli in modo dettagliato.
Lo Statuto flessibile: L’aspetto più importante dello statuto era la sua flessibilità; essendo una costituzione flessibile, lo Statuto poteva essere modificato con una legge ordinaria: qualsiasi legge in contrasto con lo Statuto era formalmente legittima. la flessibilità dello statuto portò poi al regime fascista ad approvare una serie di atti che erano in grave contrasto con lo Statuto stesso: durante il ventennio fascista lo Statuto Albertino fu completamente snaturano, anche se fu rispettato formalmente.

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Sofia

la propaganda fascista e la musica come mezzo di comunicazione

Il termine propaganda deriva dalla Congregazione della Chiesa incaricata di svolgere attività di diffusione della dottrina cattolica. Per un ventennio l’Italia si ritrovò dominata dal regime, che seppe abilmente allargare il proprio consenso attraverso un sapiente uso della propaganda. La stampa , la radio e il cinema furono sottoposti ad uno stretto contollo e alla censura. Venne fondato un ente radiofonico di Stato: l’ EIAR, con il compito di controllare le trasmissioni e un ente di produzione cinematografica, l’istituto Luce. Nel 1935 ci fu la prima versione di Faccetta Nera scritta in romanesco ma venne accusata di incoraggiamento di miscuglio  delle razze poiché c’erano troppi apprezzamenti verso la “bella abissina”. Ci furono dei cambiamenti nel testo e il motivetto riscosse molto successo e fu inserito tra gli inni fascisti. Nel 1937 ci fu un improvviso allentamento delle restrizioni nei confronti della musica americana ma nel 1938 la musica jazz viene bollata come negroide e scompare del tutto dai programmi EIAR. Nel 1940 con l’entrata in guerra la musica americana, compreso il jazz, viene vietata ovunque. Il regime incoraggiava la diffusione di canzoni tradizionali e obbligava di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni compresi i nomi degli artisti: Louis Armstrong diventerà così Luigi Braccioforte.  Alcune canzoni venivano scritte per celebrare il regime di Mussolini e le sue imprese e lo scopo era  quello di esaltare l’animo del popolo. 

Nel 1941 il cantante Ivan Giachetti supera un’audizione dell’Eiar dove frequenta il centro di preparazione radiofonica e viene presto ammesso ai microfoni. Per un paio d’anni canta alla radio, recita nella compagnia di rivista di Radio Torino e in quella di Radio Roma e fino al 1943 canta con quasi tutte le orchestre dell’organico Eiar. Inoltre si esibisce spesso con il complesso di fisarmoniche formato da Beltrani , Gorni Kramer , Corino , Asper e Gallo. Dopo l’8 settembre del 1943 fugge nel meridione d’Italia e dopo l’arrivo degli alleati colpisce l’immaginazione delle orchestre statunitensi con la sua voce calda. In quel periodo si esibisce con varie band alleate , oltre che con il duo pianistico Galzio – Graziosi. Tra le sue più famose interpretazioni sono da ricordare: Ohi Marì, Ascension (cantata con Lina Termini), Maria Luisa, Ciribiribin, Cielito Lindo (con Silvana Fioresi), Tornerai, La canzone dei sommergibili, La Piccina e Passa la serenata.(www.ildiscobolo.net/GIACHETTI%20IVAN.htm)

Una delle canzoni più famose del ventennio fascista era sicuramente Giovinezza. Fu scritta da Giuseppe Blanc nel 1909 per a accompagnare i versi di un inno goliardico le cui parole erano state scritte da Nino Oxilia. Nel corso degli anni in testo venne cambiato fino a diventare l’inno trionfale del Partito Nazionale Fascista. (https://it.wikipedia.org/wiki/Giovinezza_(inno))

Faccetta Nera è una canzone scritta da Renato Micheli nell’aprile del 1935. Essa è stata composta in occasione della grande diffusione di notizie da parte della propaganda fascista relative all’Etiopia e in particolare della schiavitù ancora presente verso la popolazione abissina. Tali notizie servirono in parte a giustificare l’intervento militare che oltre a procurare all’Italia un “posto al sole”, doveva porre fine alla schiavitù della popolazione. (https://it.wikipedia.org/wiki/Faccetta_nera)

Margherita

 

Cavour: Il vero Artista dell’Unità d’Italia

Cavour come ben lo conosciamo è stato l’uomo politico più abile e spregiudicato che ci ha dato la patria, il vero artista dell’unità d’Italia. La sua storia umana e politica, che si snoda attraverso una Italia finalmente Unita.

Ma chi è, realmente Cavour? Un genio della politica animato da un grande ideale, il vero protagonista del Risorgimento, l’artista dell’Unità d’Italia secondo i ricordi scolastici? Oppure più semplicemente un uomo privo di scrupoli e di un piano organico che confida nel suo “genio dell’intrigo spinto fino all’eroismo”.

In realtà lui è un uomo con grandezze e le sue miserie, con le sue geniali intuizioni ha realizzato grandi sfide.

La misura dell’opera compiuta di Cavour è data dal fatto stesso che egli muore ai soli cinquant’anni. Nella vita del conte Camillo Benso di Cavour, la realizzazione più notevole è l’aver presieduto all’unificazione dell’Italia. Nel 1861, appena qualche settimana ella sua morte, viene infatti ufficialmente proclamata l’esistenza di un nuovo regno unitario, dopo molti secoli in cui la penisola Italiana è divisa in numerosi Stati Separati. Raccogliere insieme queste Repubbliche, ducati e regni indipendenti è qualcosa che pochissimi anni prima del 1850 ritengono possibile.

Il principale interesse della biografia di Cavour consiste dunque nel decisivo contributo alla storia politica e economica del suo tempo. Durante i suoi ultimi anni è costretto a respingere l’assalto dei nemici sia sulla destra che sulla sinistra. Non solo ma sopravvive ai numerosi tentativi del Re Vittorio Emmanuele di trovare un Presidente del Consiglio più docile e obbediente. Alla destra stanno quei conservatori che vogliono mantenere l’Italia divisa; mentre alla sua sinistra si trovano Garibaldi e Mazzini, la cui visione di una nazione unita era l’idea più radicale ed idealistica di quella cavouriana.

L’abilità di Cavour si può valutare tuttavia tracciando non soltanto i successi ma anche le difficoltà, gli sbagli; nonché ciò che lui chiama ” la parte meno bella dell’opera”. Ma la capacità di porre rimedio agli errori e di sfruttare a proprio vantaggio condizioni avverse è un ingrediente essenziale della sua suprema arte di statista.

Giuseppe

FONTE:

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it

 

Lo statuto Albertino: l’embrione della nostra Costituzione

Il 4 marzo 1948 il re Carlo Alberto di Savoia, prima che unificasse l’Italia, concesse la prima Costituzione dello Stato Italiano.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, lo statuto rimase e definire i confini giuridici e a dettar legge fino alla attuale Costituzione entrata in vigore 100 anni dopo il 1 gennaio 1948.

Fu la conseguenza delle idee liberali che portarono a un nuovo equilibrio di potere fra il monarca e le rappresentanze dei cittadini e fu tipica del periodo di transizione dalle monarchie assolute alle monarchie costituzionali.

Il documento riportava principi già espressi in altre costituzioni europee, con uno sguardo particolare alla monarchia parlamentare inglese che permetteva al parlamento di esprimere i ministri e il premier.

Lo Statuto Albertino comunque era un’innovazione per l’epoca perché, concesso dall’alto, vedeva il re perdere consapevolmente alcune delle sue prerogative.

In esso veniva sancito che la religione cattolica era “la sola religione dello Stato” mentre gli altri culti venivano tollerati. Il governo monarchico rappresentativo era retto da un sovrano che sedeva su un trono ereditario e la cui discendenza era decisa in base alla legge salica, (quindi salivano al trono solo eredi maschi). Il potere legislativo veniva esercitato dal re e dalle due Camere, rappresentate dai deputati e dai senatori.

Al re spettavano il comando supremo delle forze armate, la gestione diplomatica dei colloqui con gli altri Stati, la nomina di alte cariche dello Stato, di  acconsentire e promulgare le leggi approvate dalle Camere, di sciogliere e convocare le Camere e concedere la grazia e la nomina dei senatori, che erano tutti a vita e scelti su indicazione delle Camere.

Per quanto riguardava invece i diritti e i doveri dei cittadini vi era un condensato elenco di priorità: i cittadini erano uguali davanti alla legge, avevano la libertà di domicilio, la libertà di stampa, l’inviolabilità della proprietà privata, la libertà di riunione in luoghi privati, dovere di pagare le tasse e uguaglianza nella ripartizione delle stesse.

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Statuto Albertino

 

 

Lo Statuto Albertino era una legge fondamentale perpetua e irrevocabile che apparteneva alla Monarchia e in quanto costituzione flessibile, poteva essere modificato o integrato con legge adottata secondo la procedura ordinaria.

Le leggi costituzionali infatti, sono presenti nell’ordinamento italiano solo a partire dalla Costituzione repubblicana del 1948.

A mio avviso la Costituzione è una legge speciale, di fondamentale importanza per uno Stato poiché esplicita i principi e le regole su cui si fondono le altre leggi e norme che regolano i principi del vivere comune, i valori di riferimento della società e le regole di base per la vita civile e politica.

Carlotta III Media

 

Fonti:

https://cultura.biografieonline.it/statuto-albertino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_Albertino

http://storia.camera.it/norme-fondamentali-e-leggi/nf-statuto-albertino

 

“Le masse sobillate dalla propaganda “

L’etimologia del termine propaganda deriva dalla Congregazione della Chiesa (Propaganda fide) che aveva il compito di diffondere la dottrina cattolica.

Nel corso del tempo questa parola ha assunto il significato di diffusione sistematica di messaggi e informazioni con il fine di creare un’immagine positiva o negativa di un evento, un gruppo o una persona.  La propaganda ha assunto un ruolo fondamentale durante il ‘900 e in particolare all’interno delle dittature, venendo utilizzata come strumento di persuasione, di convincimento e di manipolazione delle masse.

All’inizio del secolo le avanguardie artistiche compresero che il mondo stava cambiando , nasceva una società diversa fatta di immagini e grande comunicazione , avviata verso la massificazione e si doveva fare i conti con il nuovo: costumi, pubblicità, modo di vivere e perfino politica e spettacolo.

Con l’avvento della fotografia, della radio, del telefono, dei trasporti si verificava una nuova cultura non più legata al passato ma per influenzare  tutti gli aspetti della vita si usarono strumenti di propaganda e di diffusione inconsueti per l’epoca come volantini, striscioni, manifesti, articoli coinvolgendo così tutte le espressioni artistiche.

Venivano utilizzate, infatti, tutte le tecniche di propaganda pubblicitaria che si erano affermate , si cercava di attirare il grande pubblico con un uso sistematico dei giornali, fondando nuove  case editrici e riviste che si distribuivano omaggio, con annunci pubblicitari, volantini, organizzando eventi spettacolari e scandalistici: insomma un uso molto forte di tutte le tecniche di comunicazione di massa disponibili all’epoca raggiungendo così ogni area culturale, sociale e politica.

In Italia durante gli anni ’30 del ‘900 la propaganda fascista diventa una vera e propria fabbrica del consenso destinata alla fascistizzazione del paese e all’occultamento di tutte le atrocità e gli aspetti negativi del regime.

Il primo strumento di questa propaganda fu lo stesso Benito Mussolini che dalla finestra del primo piano di palazzo Venezia, utilizzando una retorica (l’arte del parlare) rozza aggressiva e violenta, riusciva a piegare le folle ai suoi ideali.

Il fascismo seppe fare un abile uso di tutti gli strumenti di propaganda iniziando dalla Stampa, di cui Mussolini capì subito l’importanza, dato che era inizialmente un giornalista, e riuscì a mettere sotto il proprio controllo tutti i giornali e quindi a far emergere soltanto notizie positive sulla situazione italiana.

Strumento ancora più diffuso e potente fu la Radio che accompagnava la vita quotidiana delle persone alternando programmi di divertimento a discorsi del duce che infiammavano le menti.

Anche il Cinema era un “media” molto amato dagli italiani e quindi fu subito utilizzato per promuovere e proiettare film di propaganda uniti a numerosi documentari che glorificavano le imprese fasciste.

La scuola fu sottoposta ad un rigoroso controllo attraverso quella legge che Mussolini stesso definì la più fascista di tutte le leggi, ossia la riforma Gentile, che trasformò la pubblica istruzione al pari di una caserma con il compito di formare un nuovo popolo italiano.

Link dell’approfondimento sul concetto generale di propaganda: http://www.treccani.it/enciclopedia/propaganda/

Link dell’ approfondimento sulla propaganda fascista:https://www.itismarzotto.it/esperienze-eventi/fascismo/ilruolo.htm

Lorenzo

LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’ UOMO E DEL CITTADINO 1789

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I principi e gli ideali che guidarono il processo di indipendenza degli Stati Uniti erano riconducibili alle dottrine politiche e filosofiche dell’ Illuminismo. Per questo ebbero una grande influenza in Europa. Il documento rivoluzionario più importante di questo periodo fu la Dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino, approvata dall’ Assemblea Nazionale francese il 26 Agosto 1789. La Dichiarazione riconosce come naturali i diritti di libertà e proprietà, cioè di chi può disporre autonomamente di sè stesso senza costrizioni o controlli; proclama l’ uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, cioè la condizione di parità giuridica e politica tra più persone, in conseguenza della quale a tutti vengono riconosciuti in ugual misura diritti e doveri, dignità e responsabilità. Afferma, inoltre, il principio della divisione dei poteri. La Dichiarazione e i suoi contenuti sono alla base della Costituzione francese del 1791, che sanciva la fine del potere assoluto del sovrano. Ancora oggi non c’ è società democratica che non si riconosca nella Dichiarazione del 1789, che io trovo molto corretta. Secondo me esercitare la propria libertà significa rispettare quella altrui.

 (FONTE: la STORIA IN DIRETTA – cittadinanza e costituzione)

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DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO
DEL 26 AGOSTO 1789

I rappresentanti del popolo francese costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istante paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino:
Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2 – Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.
Art. 3 – Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.
Art. 4 – La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Tali limiti possono essere determinati solo dalla Legge.
Art. 5 – La Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.
Art. 6 – La Legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7 – Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla Legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che sollecitano, emanano, eseguono o fanno eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in virtù della Legge, deve obbedire immediatamente: opponendo resistenza si rende colpevole.
Art. 8 – La Legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto, e legalmente applicata.
Art. 9 – Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla Legge.
Art. 10 – Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.
Art. 11 – La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Art. 12 – La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.
Art. 13 – Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d’amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in ragione delle loro capacità.
Art. 14 – Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego e di determinarne la quantità, la ripartizione, la riscossione e la durata.
Art. 15 – La società ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione ad ogni pubblico funzionario.
Art. 16 – Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione.
Art. 17 – La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previo un giusto e preventivo indennizzo.

(FONTE: P. Biscaretti di Ruffia, Le Costituzioni di dieci Stati di “democrazia stabilizzata”, Giuffrè, Milano 1994.)

Daniele

La Società delle Nazioni

Alla conclusione della Prima Guerra Mondiale, nel 1919, nacque la Società delle Nazioni (SdN).
Questa organizzazione, voluta soprattutto dal Presidente statunitense W. Wilson, aveva il compitoIl Presidente Americano Woodrow Wilson di mantenere la pace, intesa principalmente come conservazione dell’assetto politico-territoriale, tra gli Stati che vi aderivano: il suo atto costitutivo (cosidetto Patto della SdN, venne incluso nei trattati conclusivi della Prima Guerra Mondiale. Inoltre si proponeva di sviluppare la cooperazione internazionale in campo economico e sociale

Gli organi principali della SdN erano:

– l’Assemblea, formata dai rappresentanti degli Stati membri;

– il Consiglio, inizialmente formato da 14 Stati, di cui 5 a titolo permanente (le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, ovvero Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone e Stati Uniti)

– il Segretariato, con funzioni amministrative.

In base al Patto, gli Stati membri si impegnavano:

– a rispettare e conservare l’integrità territoriale e l’indipendenza politica dei membri della S.d.N. contro ogni aggressione esterna (art. 10)

– a evitare il ricorso alle armi in caso di controversie senza aver prima tentato soluzioni pacifiche, incluso il ricorso agli organi societari (artt.11-15) ;

In caso di violazioni, erano previste sanzioni economiche o anche militari , sulle quali il Consiglio esercitava un potere di raccomandazione (art. 16).

Nonostante le grandi aspettative di mantenere un nuovo ordine mondiale, la SdN fu indebolita fin da subito dalla non partecipazione degli Stati Uniti; anche se fu un riferimento per la politica internazionale nel periodo tra le due guerre mondiali, non riuscì a evitare i conflitti dell’epoca (la guerra cino-giapponese del 1931, l’aggressione italiana all’Etiopia nel 1935, la guerra civile spagnola del 1936-39), né a evitare lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Venne pertanto abolita alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, il 18 aprile 1946 ma si può certamente considerare, nonostante tutto, il predecessore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ne rappresenta il perfezionamento e l’ideale continuazione.

Tommaso

Fonte: Enciclopedia Treccani

La concezione della “razza”: le leggi razziali fasciste

 

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Il periodo nel quale vengono istituite le leggi razziali, in Italia e in Germania, non è di certo dei migliori. É già passato del tempo dall’ascesa del fascismo e del nazismo ed ormai si è a ridosso dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Riassumendo, Mussolini intelligentemente si era alleato con il fuhrer, Hitler era ormai impazzito, più di quanto già lo fosse, credendo di poter comandare tutta l’Europa e l’Europa stessa si trovava ad affrontare varie problematiche causate dai singoli totalitarismi e colpi di stato.

Questo momento storico è caratterizzato soprattutto dalla discriminazione contro gli ebrei e la difesa della “razza pura”. A questo proposito vengono pubblicate le leggi razziali, nel 1935 in Germania e nel 1938 in Italia.

Mussolini inizialmente non era favorevole o compiaciuto del comportamento delle ideologie di Hitler. Il duce lo riteneva ” Un piccolo buffone pazzo” (FONTE: libro “La storia in diretta”)  e di certo non aveva tutti i torti ma anche egli stesso, ultimamente, non aveva compiuto atti a favore del popolo italiano per ritenersi meglio dell’ alleato. Erano due caratteri incompatibili, con pensieri distaccati, ma d’altronde cosa non si fa per essere potenti e comandare per tutti. Tuttavia almeno in un concetto erano concordi. L’esistenza di una razza pura, una cerchia di persone omologate in unico stereotipo di essere umano, che era rappresentato dalla razza ariana. Come se tutti dovessero essere uguali, perché in sostanza l’ ideologia era questa. La loro esatta antitesi erano gli ebrei. Non tanto Mussolini quanto Hitler da questo era assolutamente alienato. Aveva ormai fatto della difesa della razza pura la sua ragione di vita. Tutto ciò si può capire dalla moltitudine di limitazioni date agli ebrei, catalogate nelle leggi razziali.

Le leggi razziali del 1938 erano molto simili a quelle scritte da Hitler e forse anche in questo il duce si era messo in discussione, perché a distanza di tre anni anche lui avrebbe dovuto scrivere le leggi razziali contro la popolazione semita? Improvvisamente anch’egli sostenne la teoria della razza pura. Questo aveva suscitato parecchio stupore ma egli prontamente ha risposto alle accuse, così:

” Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’ improvviso, come pensano coloro che sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. É in relazione con la conquista dell’ Impero, poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono con il prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno”. 

(FONTE: il fatto quotidiano)

In sostanza il fine di queste “leggi” era quello di discriminare, dispregiare e allontanare la popolazione semita. Era il 1938 e già da qualche anno, gli ebrei erano limitati in tutto come se non fossero più persone o addirittura esseri umani. Perchè nel momento in cui non si può più essere liberi di seguire le proprie passioni, anche lavorative, di poter dire e pensare liberamente e di poter vivere nel contesto sociale, non è più vivere.

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Prima del genocidio, quindi, Mussolini e lo Stato fascista decidono di separare una parte di cittadini, appartenenti ad una cosiddetta “razza”, privandoli dei loro diritti, anche i più elementari. E la cosa brutta è che poche erano le persone contrarie a queste leggi. Anzi, molti erano compiaciuti e concordi. Chi cercava di fare qualcosa per impedire tali ingiustizie, con ragionevolezza, veniva accusato di “pietismo”. Gli ebrei, fino all’ abolizione delle leggi razziali nel 1944, non potevano più essere cittadini uguali agli altri.

Questo è ciò che è accaduto, non molti anni fa, anche in Italia. Ed è strano pensare che alcune di queste ideologie ancora oggi siano condivise e portate avanti. Non intendo la persecuzione contro gli ebrei come fatto in sé, perché il principio del razzismo è lo stesso. Poiché sono tutti modi di limitare una persona e nel caso delle leggi razziali, un’ intera etnia. A mio parere le conseguenze di questi pensieri infondati dovrebbero insegnarci molto. Anzi insegnano molto, siamo noi che dovremmo cogliere il messaggio in maniera più critica e matura. Si, ritengo queste leggi infondate, perché che senso ha dedicare la propria vita a chi si odia? Nessuno! É inevitabile che esistano persone diverse a noi, ma è proprio questo il bello, è questo che ci mette in discussione ogni giorno. Non saremo mai tutti uguali perché in realtà nessuno è la perfetta concezione di essere umano. Non credo che qualcuno voglia sette miliardi di copie di se stesso. O perlomeno io assolutamente no!

Flaminia

 

 

 

In un mondo che si definisce moderno esiste ancora la Schiavitù

“Al mondo, su mille persone, tre sono schiave. Dai 20 ai 45 milioni di persone a seconda delle (tristi) stime. I tre quinti di sesso femminile, i due quinti maschi. Oltre un quarto sono minori: in tutto il mondo da 6 a 10 milioni di bambine e bambini sono costretti ai lavori forzati, vittime dei traffici sessuali o segregati come sguatteri.
L’International Labour Organization stima che i lavori forzati generino proventi illeciti per 150 miliardi di dollari l’anno: è la seconda fonte di profitto della criminalità organizzata, dopo le droghe”. (https://www.lifegate.it/persone/news/schiavitu-moderna)
Esistono lavori forzati, tratta di minori e di donne, schiavitù domestica, prostituzione forzata, schiavitù sessuale, matrimoni forzati, vendita delle mogli, reclutamento di bambini in guerra.
È passato un secolo e mezzo da quando Abraham Lincoln ha abolito la schiavitù, ufficialmente. Quasi settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che la vieta. Ma ancora oggi sono tantissimi i lavoratori sfruttati sull’orlo della schiavitù e il confine tra questa e i lavori più infami e degradanti è labile, a seconda delle coordinate geografiche e culturali.
Si possono far rientrare nella definizione di schiavitù oggi i lavori forzati, le prestazioni professionali svolte non volontariamente o dietro compenso bensì sotto minacce o costrizioni fisiche. Rientrano in questo nero novero anche la prostituzione, la tratta di umani, lo schiavismo sessuale.
Nella definizione di schiavitù, oltre allo sfruttamento sessuale, si possono trovare altre destinazioni del traffico di esseri umani: il lavoro forzato, l’espianto di organi per il mercato nero ecc.
Secondo il calcolo più onnicomprensivo,gli schiavi nel mondo oggi sono 45,8 milioni.
Il 58 per cento delle persone schiave al mondo vivono tutte in 5 Paesi: India, Cina, Pakistan, Bangladesh, Uzbekistan. In termini percentuali, pare che il 4,4% della popolazione della Corea del Nord possa considerarsi in schiavitù. Anche in Mauritania si sta male. Ma incredibilmente nessuno dei 167 Paesi considerati dall’indice ne è completamente privo. C’è persino l’Italia, al 141° posto al mondo, dove si troverebbero 129.600 persone in stato di schiavitù. In tutta Europa 1,2 milioni di persone possono considerarsi schiave (Turchia e Macedonia hanno lo 0,6% della popolazione in condizione di schiavitù). I conflitti in Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen e Libia esacerbano il problema, con il flusso di migranti e di rifugiati.
I continenti più problematici rimangono Asia e Africa. Ci sono sacche di schiavitù in Sud America, nei Balcani e nell’Est europeo. Nel subcontinente indiano, comunque, il governo sta mettendo in atto misure speciali per contrastare le diverse forme di schiavitù: ha recentemente rivisto il codice penale e ha rinforzato le unità di polizia contro il traffico di umani.
La schiavitù non è qualcosa che riguarda solo il passato. È una pratica che ha radici profonde. Esiste ancora oggi in molte forme diverse: traffico di esseri umani, sfruttamento del lavoro per debiti, sfruttamento dei bambini, sfruttamento sessuale e lavori domestici forzati sono solo alcune. Per questo motivo ci sono più persone in stato di schiavitù oggi che in qualsiasi altro momento della storia.
La maggior parte dei moderni schiavi lavora in settori come agricoltura, pesca, artigianato, estrazione mineraria, servizi e lavori domestici: più di 14 milioni di persone. Le vittime dello sfruttamento sessuale sono circa quattro milioni e mezzo, pari al 22 per cento del totale. Il resto, quindi circa due milioni e 200 mila persone, subiscono forme di sfruttamento del lavoro, più “normali”, imposte dagli Stati (come le prigioni), da eserciti regolari o da eserciti armati ribelli.
“La schiavitù moderna è un enorme business. Secondo uno studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la schiavitù moderna genera profitti annuali per oltre 150 miliardi di dollari americani. I profitti derivanti dalla schiavitù moderna sono però molto più alti nei Paesi industrializzati che in ogni altra parte del mondo: 51 miliardi e 800 milioni di dollari americani all’anno in Asia e nei Paesi del Pacifico, e quasi 47 miliardi di dollari americani all’anno in Nord America e nell’Unione Europea” (https://adozioneadistanza.actionaid.it/magazine/schiavitu-moderna/)

Marco