La nascita di Internet e il progetto ARPANET

Nel 1958 gli USA decisero di fondare in nuovo istituto di ricerca denominato ARPA ed il suo compito era di cercare soluzioni tecnologiche innovative. Fra gli incarichi più importanti dell’istituto c’era quello di creare una via di telecomunicazione veloce e sicura. Quindi, durante gli anni ’60 in piena Guerra fredda il progetto venne sviluppato ed aveva il compito di costruire una rete di comunicazione militare in grado di resistere ed un disastro atomico.Nel 1983 DARPA interruppe il finanziamento del progetto e la sezione militare si isolò, dando così origine alla rete MILNet, mentre ARPANet costituì l’ossatura della nascente rete globale Internet.

FONTE:

https://it.wikipedia.org/wiki/ARPANET

http://www.treccani.it/enciclopedia/arpanet/

Edoardo C.

 

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L’importanza dei mezzi di comunicazione

Grazie alla globalizzazione e a internet, da qualunque posto del nostro pianeta è possibile accedere alle stesse notizie, film, musica e agli stessi programmi televisivi. In questi ultimi anni abbiamo assistito a una grande espansione e produzione delle tecnologie.

La nascita di Internet ha rivoluzionato i mezzi di comunicazione, fino a diventare anche un mezzo di informazione. Di mezzi di informazioni, nel passato una volta il giornale fu proprio uno dei mezzi principali, in cui le notizie venivano trasmesse rapidamente a un pubblico di massa. Con il passare del tempo il giornale è stato coperto o sostitituito da nuovi  mezzi tra cui televisione, cinema e radio.

Questi mezzi moderni, oltre a essere oggetti tecnologici con i quali qli utenti possono comunicare in tempo reale, sono strumenti per veicolare le informazioni ai cittadini di tutto il mondo.Per questo motivo, nel corso del tempo, si è diffusa l’idea che tali strumenti siano neceassari affinchè si sviluppi una società in cui le persone siano informate su argomenti che riguardano ambiti della comunità, della politica e dell’economia passando per la cultura. Ad oggi l’insieme dei mass media può essere considerato come il quarto potere della società in quanto fondamentale per rendere davvero liberi e indipendenti i cittadini.

Tuttavia sono emerse ripercussioni negative  riguardo a un loro utilizzo sbagliato. La telivisione ad esempio è stata molto criticata perchè tende a diffondere gli stessi modelli culturali e comportamentali favorendo la spersonalizzazione dei soggetti e il conseguente conformismo generale. Così come la televisione, anche internet è stato molto criticato perchè viene usato anche come strumento di socializzazione che, se da una parte rende più semplice la conoscenza con individui, dall’altra elimina il contatto fisico e visivo,è importante quindi essere consapevoli di questo lato negativo sui mezzi che noi usiamo, ma è anche fondamentale usarli in modo giusto.

 

BRUNO

“Le parole fanno più male delle botte”: il cyberbullismo

Cyberbullismo è una parola che, purtroppo, oggi sentiamo pronunciare spesso: al telegiornale, alla radio, a scuola… Il significato di cyberbullismo è abbastanza semplice: si tratta di bullismo svolto però nel mondo del web. Non è così semplice, però, tutto ciò che si nasconde dietro ad esso e le conseguenze su chi ne è vittima.

Internet è ricco di opportunità, una fonte dell’informazione enorme ed abbastanza attendibile, ma molto spesso si può trasformare in un “luogo” pericoloso. Infatti molti ragazzi sfruttano il web, attraverso il quale possono essere anonimi, per sentirsi più forti ed insultare altri coetanei con parole orribili o con foto utilizzabili come ricatto.

Sono tantissime le vittime di cyberbullismo che hanno ricevuto insulti e minacce tramite i Social Network.

Fino a qualche tempo fa il cyberbullismo veniva sottovalutato, ma ora, purtroppo, è diventato un fenomeno sempre più diffuso. Una parola può ferire molto più di uno schiaffo: non è un caso che alcune vittime di cyberbullismo siano arrivate persino al suicidio. Se non al suicidio, il cyberbullismo può comunque portare alla depressione, all’anoressia o all’autolesionismo.

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In tutto ciò, gli adulti hanno un ruolo importantissimo, in particolar modo genitori e professori, che dovrebbero capire in tempo se un ragazzo si comporta diversamente dal solito, o se è più triste.

Personalmente credo che il cyberbullismo sia un problema della nostra società, forse perché ormai il web si è troppo diffuso come arma di ricatto.

Forse per capire a fondo questo argomento bisognerebbe ascoltarlo da chi ne è vittima, perché spesso si pensa che per un insulto non è mai morto nessuno, ma purtroppo non è così: chi è fragile può rimanere ferito profondamente anche da una semplice parola. Bisogna inoltre ricordare che un cyberbullo non si limita ad un singolo insulto, ma le offese diventano sempre più costanti e frequenti.

Non bisogna quindi prendere sotto gamba il cyberbullismo, né considerarlo meno importante di altre problematiche: le vittime e le loro storie dovrebbero farci riflettere molto di più.

Il cyberbullismo è un problema grave, non ti chiudere in te stesso e parlane con un adulto, ti aiuterà sicuramente!

LA STORIA DI CAROLINA PICCHIO, VITTIMA DI CYBERBULLISMO

Carolina era una ragazza intelligente, altruista, sportiva e capace, ma che la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, si toglie la vita: troppo grande l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza per il troppo alcool, dei suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali.

La quattordicenne nel 2013 si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo. I cinque ragazzi coinvolti nel suicidio della ragazza hanno estinto il reato. Accusati per vari reati i cinque ragazzi ottennero la messa in prova e il 19 dicembre 2018 il tribunale dei minori ha preso atto del ravvedimento. Dei reati non ci sarà più traccia.

La storia di Carolina Picchio inizia quando il suo ex fidanzato comincia a scagliare offese contro di lei. Poi un video, fatto girare su Whatsapp. Poi settimane di sberleffi, insulti, offese. Un peso insopportabile per una ragazza di 14 anni. Proprio a Carolina è dedicata la legge sul cyberbullismo (la 71/17, ndr) approvata a maggio 2017. Tormentata dai bulli aveva deciso di lasciare due lettere: nella prima scrisse che le parole fanno più male delle botte e che ciò che era successo a lei non sarebbe più dovuto succedere a nessuno, mentre nella seconda lettera scrisse i nomi degli adolescenti che le avevano fatto del male, consentendo al tribunale dei minorenni di Torino di avviare il primo processo per cyberbullismo in Italia e in Europa.

Irene

Internet deve essere al servizio del “bene pubblico”: il manifesto di Tim Berners-Lee

Il papà del world wide web immagina il futuro della rete: libera e aperta, che rispetti i dati degli utenti e li tuteli dai pericoli online. La lettera a 30 anni dall’invenzione
di Alice Pace Giornalista scientifica – 11 MAR, 2019

Fonte – rivista Wired

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Tim Berners-Lee

“È il momento di celebrare quanto lontano siamo arrivati, ma anche un’opportunità per riflettere su quanto lontano dobbiamo ancora andare”. Inizia così la lettera (qui il testo integrale) che Tim Berners-Lee ha scritto per celebrare il trentesimo compleanno della sua creatura, il world wide web. Un invito a ragionare sulla nostra relazione con internet e ad attivarci per migliorarla, adattarla al progresso civile e tecnologico, intraprendere insomma il viaggio – che lui stesso definisce né semplice né immediato – “dall’adolescenza digitale verso un futuro più maturo, responsabile e inclusivo”.

Il 12 marzo 1989 l’allora trentaquattrenne informatico del Cern di Ginevra presentava al suo capo, Mark Sendall, la bozza di un nuovo progetto che potesse soddisfare le esigenze di condivisione automatica di informazioni tra scienziati di università e istituti di tutto il mondo.

Progressi e passi indietro
“Vague, but exciting…”, il commento scarabocchiato da Sendall sul margine della prima facciata del documento originale. Così exciting, che l’idea prese ben presto forma. Inizialmente come strumento interno per i ricercatori, nel 1991 con la nascita del primo sito. Poi, dal 1993, con la diffusione sempre più ad ampio raggio di quell’infrastruttura software che rende possibile per un computer comunicare con un altro. Negli anni il web è diventato, sottolinea lo stesso Berners Lee, una pubblica piazza dove le persone si incontrano, una biblioteca dove accedere a un numero sconfinato di volumi, ma anche un negozio, una scuola, uno studio medico, un ufficio, un cinema, uno studio di progettazione, una banca e molto altro ancora: uno spazio e un insieme di servizi che hanno cambiato radicalmente la nostra vita.

Cos’è la Florida man challenge che sta sommergendo Google

In meglio, certo, col sopraggiungere continuo di nuove funzionalità. Ma, allo stesso tempo, rappresentando sempre più una fonte di sofferenza per la fetta di mondo che ancora resta tagliata fuori. “Con ogni nuovo sito, il divario tra chi è online e chi non lo fa aumenta” scrive: “Oggi la metà del mondo è online. È più che mai urgente assicurare che l’altra metà non sia lasciata indietro e che ognuno di noi contribuisca a una rete che promuova uguaglianza, opportunità e creatività”. Un appello a promuovere l’accessibilità prima di tutto. Ma non solo. Il messaggio è anche (e soprattutto) un dito puntato contro i problemi più allarmanti all’interno del web, come le truffe e l’odio online.

Acqua inquinata
Sono tre, secondo Berners Lee, i fonti che concorrono a rendere questo ecosistema disfunzionale. Da un lato, gli atti volutamente malevoli, come attacchi e hacking sponsorizzati dallo stato, i comportamenti criminali e le molestie online. Dall’altro, l’ideazione di modelli che generano “incentivi perversi”, in cui viene sacrificato il valore dell’utente, come i modelli di reddito basati su annunci che ricompensano il clickbaiting e la diffusione virale di disinformazione. Dall’altro ancora, tutto quello che è frutto di atti non intenzionalmente malevoli, ma che finisce per abbassare la qualità delle relazioni online, per esempio polarizzando il dibattito, o fomentando atteggiamenti di indignazione. Sulle responsabilità, Berners Lee chiama tutti in causa e invita a unire le forze: “Non si può dare semplicemente la colpa a un governo, a un social network o allo spirito umano”.

Via d’uscita
Sarebbe assurdo o quanto meno miope, secondo l’informatico, assumere che il web non possa essere cambiato in meglio. “Se sogniamo un po’ e lavoriamo molto, possiamo ottenere il web che vogliamo”, scrive. Per esempio, creare normative per minimizzare i comportamenti nocivi, intervenire ridisegnando i modelli e i sistemi per gli incentivi.

“I governi”, scrive, “hanno il dovere di far evolvere le leggi per l’era digitale”. Devono, in poche parole, garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle persone online, così come che i mercati rimangano competitivi, innovativi e aperti. “Abbiamo bisogno di promotori dell’open web all’interno dei governi”, aggiunge, funzionari che prendano in mano la situazione quando gli interessi del settore privato minacciano il bene pubblico. “Le aziende, dal canto loro, devono anch’esse fare di più per garantire che la ricerca di profitto a breve termine non vada a scapito dei diritti umani, della democrazia, dei fatti scientifici o della sicurezza pubblica”, continua, e questo richiede una riprogettazione di piattaforme e prodotti in termini di privacy e sicurezza.

Il ruolo determinante però, sottolinea, resta quello dei cittadini, che devono pretendere di rimanere al centro, sotto forma di community, e valutare aziende e governi negli impegni che assumono. “Se non eleggiamo politici che difendono un web libero e aperto, se non facciamo la nostra parte per promuovere conversazioni sane costruttive online, se continuiamo a fare clic sul consenso senza chiedere il rispetto dei nostri dati, ci allontaniamo dalla nostra responsabilità di far mettere questi problemi tra le priorità dell’agenda dei nostri governi”, ci tiene a sottolineare.

“In momenti cruciali come questo, le generazioni prima di noi hanno intensificato il lavoro insieme per un futuro migliore”, spiega, richiamando alla memoria momenti rivoluzionari della storia come la pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sul diritto del mare e il Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Berners-Lee insiste con la proposta, avanzata qualche mese fa, di un vero e proprio Contratto per il web. Perché, scrive,“dal momento che il web plasma il nostro mondo, abbiamo il dovere di assicurarci che sia riconosciuto come un diritto umano, e finalizzato al bene pubblico”, chiude

Anche il silenzio comunica

La comunicazione non verbale riguarda gli aspetti di uno scambio comunicativo legati al linguaggio del corpo

La comunicazione non verbale riguarda gli aspetti di uno scambio comunicativo legato all’ idea che questo tipo di comunicazione sia universalmente comprensibile, al punto tale da poter trascendere le barriere linguistiche. Il linguaggio del corpo è qualcosa che in parte è innato e in parte dipende dai processi di socializzazione; infatti i meccanismi dai quali scaturisce questo tipo di comunicazione sono molto simili in tutte le culture, ma ognuna di esse tende a rielaborare i messaggi non verbali in modo diverso. Questa tipologia di comunicazione è estremamente importante e potente: secondo i linguisti più del 90% della nostra comunicazione quotidiana è non verbale.

Un’importante studio condotto in questo ambito è quello di Albert Mehrabian del 1972: egli ha mostrato che l’efficacia di un messaggio dipende soltanto in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto (7%), e il modo in cui questo viene percepito è fortemente influenzato dai fattori di comunicazione non verbale (55%)” fonte

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GIANLUCA,FILIPPO,ANTONIO

Prima di parlare…

Prima di parlare o scrivere bisogna pensare alle conseguenze che le parole potrebbero causare. I termini usati in modo scorretto sono peggio delle mani, il tutto aumenta di gravità se le parole ostili e scorrette sono scritte su internet.

cyberbullismo

Il cyberbullismo è un atto vile e da codardi perché le persone che ti offendono e ti deridono stanno dietro uno schermo e non hanno il coraggio di dirtelo in faccia.

Questi atti hanno conseguenze sulla vittima che possono istigare persino al suicidio come purtroppo è già successo

Matteo

Giuseppe

Pietro

COME USARE I CELLULARI

Non postare cose private perchè tutti possono vederlo e  prenderti in  giro.

Qualunque file che posti si diffonda velocemente e non puoi più eliminarlo.

Secondo me è troppo presto per usare facebook quando sei minorenne,è meglio pubblicare cose divertenti invece che private perchè tutti possono salvarle e  condividerle.   Non prendere mai in giro i compagni di classe

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DIRITTO A….. L’OBLIO

 

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ARTICOLO 11

(diritto all’oblio)

1. Ogni persona ha diritto di ottenere la cancellazione
dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad
informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo
trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più
rilevanza pubblica.
2. Il diritto all’oblio non può limitare la libertà di
ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere
informata, che costituiscono condizioni necessarie per il
funzionamento di una società democratica. Tale diritto può
essere esercitato dalle persone note o alle quali sono
affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano
non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o
alle funzioni pubbliche esercitate.
3. Se la richiesta di cancellazione dagli indici dei
motori di ricerca dei dati è stata accolta, chiunque può
impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per
garantire l’interesse pubblico all’informazione

http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/commissione_internet/dichiarazione_dei_diritti_internet_pubblicata.pdf

RIFLESSIONE:

Secondo noi questo articolo è davvero importante poiché senza di esso la nostra libertà di ricerca e la nostra reputazione online non potrebbero essere tutelate :). Inoltre se la richiesta di cancellazione dei dati viene accettata, puoi decidere di garantire l’interesse all’informazione. Dunque ogni persona può decidere cosa vedere ricordandosi sempre di non ferire i sentimenti altrui. Anche chi lavora tramite i social ad esempio Chiara Ferragni, non devono offendere chi li guarda così come questi ultimi non devono ripetere come pappagalli mode e gesti che non capiscono fino in fondo.

La cosa bella della libertà è che ci rende tutti uguali senza macchie di popolarità.

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Francesca G, Francesca D, Costanza, Siriana!

attenti ai social

Prima di postare una foto bisogna pensare alle conseguenze, ad esempio: che potrebbe girare in tutto il web e quindi non potrebbe essere più cancellabile.

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Degli stalker del web potrebbero seguirti per derubarti

questo insegna a postare con la testa

 

tommaso-giorgio- vittorio

postare con la testa

Quando entri in internet puoi essere visto da milioni di persone che sanno tutto quello che fai.

Soprattutto se hai dei problemi sul web segnalali alle autorità competenti con il numero

della help line:19696

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Per evitare di essere stolkerati  bisogna o coprire la fotocamera interna(quella delle foto inaspettate) con un pezzetto di scotch  (non trasparente  bensì carta,biadesivo)

Immagine correlata

Pensa! prima di postare…

In facebook, instagram, youtube…  tutto è accessibile a tutti e “non ci sono vestiti”. per questa ragione bisogna sempre riflettere attentamente prima di condividere qualsiasi immagine  o video! Inoltre non tutti potrebbero capire quello che realmente volevamo esprimere e usare male il nostro messaggio.

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Quando si accede a un social non impostare il tuo vero nome o dove vivi perché così chiunque può conoscere i tuoi dati personali e venire a casa tua a stalkerarti, magari sfugge qualcosa che non vale nulla, però essa potrebbe generare  qualcosa di grave

Francesco Saverio T.  Federico C.  Sofia P.