Diversità e genialità: il divario digitale

Il divario digitale (in inglese noto come digital divide) è la divisione esistente tra le persone che hanno accesso alle tecnologie dell’informazione come gli smartphone, Internet, e i personal computer e chi, al contrario, non vi accede o ha un accesso molto limitato. Questo divario è molto importante perché identifica anche una differenza che le persone hanno nell’accesso all’informazione, in quanto ora la maggior parte delle informazioni utili / necessarie per la vita di tutti i giorni sono più facilmente accessibili in modo digitale (ad esempio, le informazioni sui percorsi stradali tramite Waze, oppure informazioni di tipo sanitario sui siti delle ASL o dei laboratori di analisi).Digital divide

Per chi vive in una grande città come Roma, è facile avere un accesso ad Internet anche utilizzando il wi-fi pubblico. Per chi vive in zone rurali o poco abitate è molto più difficile avere gli stessi servizi e questa può essere una delle ragioni che generano il divario digitale, ossia la copertura dei servizi sul territorio.

Un’altra causa è culturale: per le persone della mia generazione è naturale utilizzare smartphone e personal computer collegati ad Internet ma, per la generazione dei miei nonni, ad esempio, l’uso delle tecnologie digitali è molto più limitato e in molti casi vi ricorrono solo quando non ci sono alternative.

Per tentare di ridurre il divario sono, quindi, necessari interventi che assicurino la disponibilità delle tecnologie a tutti, indipendentemente da dove vivono, dal ceto sociale e dal sesso, oltre a interventi di tipo educativo per chi vede queste tecnologie estranee alla propria esperienza.

Matteo D.O.

 

Fonti:

 

 

“Le parole fanno più male delle botte”: il cyberbullismo

Cyberbullismo è una parola che, purtroppo, oggi sentiamo pronunciare spesso: al telegiornale, alla radio, a scuola… Il significato di cyberbullismo è abbastanza semplice: si tratta di bullismo svolto però nel mondo del web. Non è così semplice, però, tutto ciò che si nasconde dietro ad esso e le conseguenze su chi ne è vittima.

Internet è ricco di opportunità, una fonte dell’informazione enorme ed abbastanza attendibile, ma molto spesso si può trasformare in un “luogo” pericoloso. Infatti molti ragazzi sfruttano il web, attraverso il quale possono essere anonimi, per sentirsi più forti ed insultare altri coetanei con parole orribili o con foto utilizzabili come ricatto.

Sono tantissime le vittime di cyberbullismo che hanno ricevuto insulti e minacce tramite i Social Network.

Fino a qualche tempo fa il cyberbullismo veniva sottovalutato, ma ora, purtroppo, è diventato un fenomeno sempre più diffuso. Una parola può ferire molto più di uno schiaffo: non è un caso che alcune vittime di cyberbullismo siano arrivate persino al suicidio. Se non al suicidio, il cyberbullismo può comunque portare alla depressione, all’anoressia o all’autolesionismo.

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In tutto ciò, gli adulti hanno un ruolo importantissimo, in particolar modo genitori e professori, che dovrebbero capire in tempo se un ragazzo si comporta diversamente dal solito, o se è più triste.

Personalmente credo che il cyberbullismo sia un problema della nostra società, forse perché ormai il web si è troppo diffuso come arma di ricatto.

Forse per capire a fondo questo argomento bisognerebbe ascoltarlo da chi ne è vittima, perché spesso si pensa che per un insulto non è mai morto nessuno, ma purtroppo non è così: chi è fragile può rimanere ferito profondamente anche da una semplice parola. Bisogna inoltre ricordare che un cyberbullo non si limita ad un singolo insulto, ma le offese diventano sempre più costanti e frequenti.

Non bisogna quindi prendere sotto gamba il cyberbullismo, né considerarlo meno importante di altre problematiche: le vittime e le loro storie dovrebbero farci riflettere molto di più.

Il cyberbullismo è un problema grave, non ti chiudere in te stesso e parlane con un adulto, ti aiuterà sicuramente!

LA STORIA DI CAROLINA PICCHIO, VITTIMA DI CYBERBULLISMO

Carolina era una ragazza intelligente, altruista, sportiva e capace, ma che la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, si toglie la vita: troppo grande l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza per il troppo alcool, dei suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali.

La quattordicenne nel 2013 si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo. I cinque ragazzi coinvolti nel suicidio della ragazza hanno estinto il reato. Accusati per vari reati i cinque ragazzi ottennero la messa in prova e il 19 dicembre 2018 il tribunale dei minori ha preso atto del ravvedimento. Dei reati non ci sarà più traccia.

La storia di Carolina Picchio inizia quando il suo ex fidanzato comincia a scagliare offese contro di lei. Poi un video, fatto girare su Whatsapp. Poi settimane di sberleffi, insulti, offese. Un peso insopportabile per una ragazza di 14 anni. Proprio a Carolina è dedicata la legge sul cyberbullismo (la 71/17, ndr) approvata a maggio 2017. Tormentata dai bulli aveva deciso di lasciare due lettere: nella prima scrisse che le parole fanno più male delle botte e che ciò che era successo a lei non sarebbe più dovuto succedere a nessuno, mentre nella seconda lettera scrisse i nomi degli adolescenti che le avevano fatto del male, consentendo al tribunale dei minorenni di Torino di avviare il primo processo per cyberbullismo in Italia e in Europa.

Irene

Il Safer Internet Day

Ho scelto il Safer Internet Day come argomento perché il mondo di internet è ancora completamente aperto a contenuti sia positivi sia negativi, in quanto non esiste un vero e proprio controllo, ed è quindi importante arrivare a stabilire regole etiche chiare per rendere il web un “luogo” sicuro.

“Il Safer Internet Day” (“Giornata per una rete più sicura” in italiano) o S.I.D è un evento annuale, organizzato a livello internazionale nel mese di febbraio.

Si tratta di una ricorrenza istituita nel 2004 al fine di promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, in particolare tra i bambini e i giovani di tutto il mondo.

L’istituzione di questa giornata ha l’obiettivo di far riflettere i ragazzi sull’uso consapevole della Rete e sul ruolo e la responsabilità di ciascuno nel rendere internet un luogo positivo e sicuro.

Il tema della sicurezza online è di assoluta attualità, ma non tutti siamo esperti e non sempre sappiamo come individuare situazioni rischiose e come comportarci.

Per questo motivo il S.I.D può diventare l’occasione giusta per parlare, confrontarsi, discutere ed approfondire conoscenze che possano aiutare tutti noi ed educarci ad un utilizzo corretto di internet e degli strumenti digitali.

Il programma del S.I.D identifica due tipologie di contenuti: contenuti nocivi e contenuti illegali, trattati con convegni, concorsi a premi e campagne di sensibilizzazione incentrati su tutti i temi legati al web.

Ogni anno in concomitanza con il S.I.D si tiene “La Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo” al fine di favorire una maggiore conoscenza delle tematiche per la prevenzione e la risoluzione dei problemi causati dal bullismo e dal cyberbullismo.

Nel corso degli anni, il S.I.D è diventato un evento di riferimento per tutte le istituzioni pubbliche, le scuole e le famiglie, arrivando a coinvolgere oltre 100 Paesi.

Nel 2020 il Safer Internet Day si celebrerà martedì 11 febbraio in tutto il mondo e in Italia sarà organizzato dal progetto Generazioni Connesse.

Fonte: “Generazioni Connesse

Alice

Internet deve essere al servizio del “bene pubblico”: il manifesto di Tim Berners-Lee

Il papà del world wide web immagina il futuro della rete: libera e aperta, che rispetti i dati degli utenti e li tuteli dai pericoli online. La lettera a 30 anni dall’invenzione
di Alice Pace Giornalista scientifica – 11 MAR, 2019

Fonte – rivista Wired

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Tim Berners-Lee

“È il momento di celebrare quanto lontano siamo arrivati, ma anche un’opportunità per riflettere su quanto lontano dobbiamo ancora andare”. Inizia così la lettera (qui il testo integrale) che Tim Berners-Lee ha scritto per celebrare il trentesimo compleanno della sua creatura, il world wide web. Un invito a ragionare sulla nostra relazione con internet e ad attivarci per migliorarla, adattarla al progresso civile e tecnologico, intraprendere insomma il viaggio – che lui stesso definisce né semplice né immediato – “dall’adolescenza digitale verso un futuro più maturo, responsabile e inclusivo”.

Il 12 marzo 1989 l’allora trentaquattrenne informatico del Cern di Ginevra presentava al suo capo, Mark Sendall, la bozza di un nuovo progetto che potesse soddisfare le esigenze di condivisione automatica di informazioni tra scienziati di università e istituti di tutto il mondo.

Progressi e passi indietro
“Vague, but exciting…”, il commento scarabocchiato da Sendall sul margine della prima facciata del documento originale. Così exciting, che l’idea prese ben presto forma. Inizialmente come strumento interno per i ricercatori, nel 1991 con la nascita del primo sito. Poi, dal 1993, con la diffusione sempre più ad ampio raggio di quell’infrastruttura software che rende possibile per un computer comunicare con un altro. Negli anni il web è diventato, sottolinea lo stesso Berners Lee, una pubblica piazza dove le persone si incontrano, una biblioteca dove accedere a un numero sconfinato di volumi, ma anche un negozio, una scuola, uno studio medico, un ufficio, un cinema, uno studio di progettazione, una banca e molto altro ancora: uno spazio e un insieme di servizi che hanno cambiato radicalmente la nostra vita.

Cos’è la Florida man challenge che sta sommergendo Google

In meglio, certo, col sopraggiungere continuo di nuove funzionalità. Ma, allo stesso tempo, rappresentando sempre più una fonte di sofferenza per la fetta di mondo che ancora resta tagliata fuori. “Con ogni nuovo sito, il divario tra chi è online e chi non lo fa aumenta” scrive: “Oggi la metà del mondo è online. È più che mai urgente assicurare che l’altra metà non sia lasciata indietro e che ognuno di noi contribuisca a una rete che promuova uguaglianza, opportunità e creatività”. Un appello a promuovere l’accessibilità prima di tutto. Ma non solo. Il messaggio è anche (e soprattutto) un dito puntato contro i problemi più allarmanti all’interno del web, come le truffe e l’odio online.

Acqua inquinata
Sono tre, secondo Berners Lee, i fonti che concorrono a rendere questo ecosistema disfunzionale. Da un lato, gli atti volutamente malevoli, come attacchi e hacking sponsorizzati dallo stato, i comportamenti criminali e le molestie online. Dall’altro, l’ideazione di modelli che generano “incentivi perversi”, in cui viene sacrificato il valore dell’utente, come i modelli di reddito basati su annunci che ricompensano il clickbaiting e la diffusione virale di disinformazione. Dall’altro ancora, tutto quello che è frutto di atti non intenzionalmente malevoli, ma che finisce per abbassare la qualità delle relazioni online, per esempio polarizzando il dibattito, o fomentando atteggiamenti di indignazione. Sulle responsabilità, Berners Lee chiama tutti in causa e invita a unire le forze: “Non si può dare semplicemente la colpa a un governo, a un social network o allo spirito umano”.

Via d’uscita
Sarebbe assurdo o quanto meno miope, secondo l’informatico, assumere che il web non possa essere cambiato in meglio. “Se sogniamo un po’ e lavoriamo molto, possiamo ottenere il web che vogliamo”, scrive. Per esempio, creare normative per minimizzare i comportamenti nocivi, intervenire ridisegnando i modelli e i sistemi per gli incentivi.

“I governi”, scrive, “hanno il dovere di far evolvere le leggi per l’era digitale”. Devono, in poche parole, garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle persone online, così come che i mercati rimangano competitivi, innovativi e aperti. “Abbiamo bisogno di promotori dell’open web all’interno dei governi”, aggiunge, funzionari che prendano in mano la situazione quando gli interessi del settore privato minacciano il bene pubblico. “Le aziende, dal canto loro, devono anch’esse fare di più per garantire che la ricerca di profitto a breve termine non vada a scapito dei diritti umani, della democrazia, dei fatti scientifici o della sicurezza pubblica”, continua, e questo richiede una riprogettazione di piattaforme e prodotti in termini di privacy e sicurezza.

Il ruolo determinante però, sottolinea, resta quello dei cittadini, che devono pretendere di rimanere al centro, sotto forma di community, e valutare aziende e governi negli impegni che assumono. “Se non eleggiamo politici che difendono un web libero e aperto, se non facciamo la nostra parte per promuovere conversazioni sane costruttive online, se continuiamo a fare clic sul consenso senza chiedere il rispetto dei nostri dati, ci allontaniamo dalla nostra responsabilità di far mettere questi problemi tra le priorità dell’agenda dei nostri governi”, ci tiene a sottolineare.

“In momenti cruciali come questo, le generazioni prima di noi hanno intensificato il lavoro insieme per un futuro migliore”, spiega, richiamando alla memoria momenti rivoluzionari della storia come la pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sul diritto del mare e il Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Berners-Lee insiste con la proposta, avanzata qualche mese fa, di un vero e proprio Contratto per il web. Perché, scrive,“dal momento che il web plasma il nostro mondo, abbiamo il dovere di assicurarci che sia riconosciuto come un diritto umano, e finalizzato al bene pubblico”, chiude

postare con la testa

Quando entri in internet puoi essere visto da milioni di persone che sanno tutto quello che fai.

Soprattutto se hai dei problemi sul web segnalali alle autorità competenti con il numero

della help line:19696

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Per evitare di essere stolkerati  bisogna o coprire la fotocamera interna(quella delle foto inaspettate) con un pezzetto di scotch  (non trasparente  bensì carta,biadesivo)

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Blue Whale: parliamone

“Dopo il servizio de Le Iene su molte pagine web italiane si è ritornati a parlare del caso «Blue Whale». Con quale grado di correttezza di informazioni cercheremo di scoprirlo con questo servizio. Intanto le basi: con il nome «Blue Whale» si identifica una sorta di assurdo rituale che ha lo scopo di condurre qualcuno, prevalentemente un giovane, debole e depresso, verso il suicidio. Una sorta di gioco online a cui si decide di partecipare volontariamente postando un messaggio con l’hashtag #f57 che porta all’immediato contatto in forma privata con un «master» che sottopone un elenco di prove ben precise. Il master sarebbe in possesso di informazioni personali che in caso di disobbedienza porterebbero a ritorsioni violente sulla famiglia del «giocatore». Le presunte, ma decisamente tutte da confermare, morti dovute a questo assurdo gioco sarebbero oltre 130, con casi che si concentrano in Russia, ma si estendono anche al resto del mondo. A rinvigorire la storia ci sarebbe anche l’arresto di Philiph Budeikin, ragazzo russo che si sarebbe dichiarato colpevole di aver portato al suicidio un numero imprecisato di persone.
Il nome Blue Whale si ispira ovviamente alle balene e alla loro pratica di spiaggiarsi e morire senza alcun apparente motivo. Come detto, in questi giorni Blue Whale è sulla bocca di tutti a seguito del programma Le Iene in cui i conduttori dichiaravano di aver fatto luce sulla vicenda. Tuttavia di Blue Whale si parla da almeno un anno, forse di più e la verità è decisamente più complessa di una psicosi da «Internet cattivo» e riguarda più le leggende metropolitane che una presunta setta che incita al suicidio. Oltre a tutto questo, nel 2016 è uscito un film, «Nerve», che per certi versi riprendeva le tematiche di Blue Whale, e si è innescato quindi una sorta di cortocircuito in cui è difficile capire se un caso isolato è diventato leggenda metropolitana, se la leggenda è stata imitata dalla realtà o se è entrata di mezzo anche una strana storia di marketing virale. Ciò che cercheremo di fare in queste schede è gettare una luce su questo fenomeno, dimostrando che si tratta in gran parte di un caso, quantomeno in partenza, montato su leggende metropolitane che qualcuno ha cercato di rendere vere per puro calcolo personale. L’unica certezza in questi casi è l’incertezza data dalle dinamiche della rete….” (Fonte Il Corriere della Sera)

Ecco due link per parlarne insieme:

TIM BERNERS-LEE: storia del padre del web

Tim Berners-Lee è il vero e proprio inventore WEB.

Quest’uomo ha cambiato la storia dell’umanità e ha cercato di renderla più semplice e migliore. Ma come ogni cosa, ci sono persone che non lo usano propriamente. Va aggiunto che il modo in cui molte persone usano la rete non è il massimo, perché usufruiscono di questo strumento (World Wide Web) in modo inappropriato rendendolo così non adatto a tutti.

Alcune persone utilizzano il Web come strumento di aggressione verso gli altri: i cyberbulli!

Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web: “Rete sia diritto fondamentale” 

Tim Berners-Lee il “papà di Internet”, colui il quale ha inventato il WWW (World Wide Web) diventa testimonial della nuova Tim e fa un importante monito: “La Rete sia un diritto fondamentale. Si usi la Rai per farlo capire”. Nel 2009, il padre di Internet ha dato vita alla Fondazione World Wide Web proprio con lo scopo di promuovere la Rete come diritto fondamentale di ogni cittadino ed è anche per questa sua convinzione che ha deciso di devolvere il compenso che Tim gli elargirà per aver fatto da testimonial alla ricerca. Agli inizi del 2017 Tim Berners-Lee avrebbe voluto incontrare il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica spiega quali saranno i tempi che tratterà con il premier italiano. 

Questo è un discorso estratto da una intervista di Tim Berners-Lee per i 20 anni della sua “creatura”: 

http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/14/news/intervista_berners_lee-24969134/,  

“NON C’E’ STATO un momento “eureka” nella creazione del Web. Un momento preciso in cui ho detto: è fatta! È stato piuttosto un percorso lungo. Se devo indicare un inizio potrebbe essere addirittura il 1980 quando scrissi un programma che si chiamava Enquire: io ero un giovane fisico e lavoravo al Cern di Ginevra. Quel programma mi serviva a tenere traccia del complesso di relazioni fra persone, idee, progetti e computer di quella straordinaria comunità di scienziati. Era solo ad uso personale. Poi nel 1989 scrissi un memo ai miei capi, un memo storico anche se allora non potevo saperlo. Proponevo di creare uno spazio comune dove mettere le informazioni a disposizione di tutti: lo chiamai il Web. L’idea era avere una rete dove chiunque potesse facilmente avere accesso a qualunque informazione, e dove aggiungere informazioni fosse altrettanto facile. Nel 1991 già funzionava fra gli scienziati e ho iniziato a diffonderla nel resto del mondo. Sono passati vent’anni esatti e posso dire che abbiamo avuto un certo successo…”. Tim Berners Lee ha 56 anni, è nato a Londra ma ormai da tempo vive e insegna al MIT di Boston; ha vinto il Millennium Prize, è considerato una delle 100 persone più importanti del secolo scorso e la regina Elisabetta II lo ha nominato cavaliere nel 2004. Per questo è diventato “sir”. Ma il titolo più importante glielo ha dato la Storia, con la maiuscola: è il creatore del World wide web. Stenta a credere che per molti Internet e il Web siano sinonimi. “Qualche giorno fa in Polonia stavo cercando di spiegare ai traduttori la differenza fra Internet e il Web. Visto che non ci riuscivo, ho chiesto: come spiegate il periodo che passa fra l’invenzione di Internet, 40 anni fa, e quella del Web, 20 anni dopo? E loro mi hanno risposto: 40 anni fa avevamo il comunismo e quindi per noi i due concetti sono sinonimi. In Italia la sapete la differenza?”. Per parlare del futuro di Internet, della necessità che tutti abbiano accesso alla rete e per soffiare sulle prime venti candeline del www, sir Tim oggi è a Roma dove aprirà una conferenza a lui dedicata: “happybirthday web”.

 

articolo di: Livia Irene e Ludovico (Filippo e Tommaso)

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Articolo 15: Libertà e Segretezza Della Corrispondenza

“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato delle autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.” Questo è l’articolo 15 della nostra costituzione.

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VI PRESENTIAMO UN ANEDDOTO AVVENUTO NEGLI STATI UNITI

Qualche tempo fa WA è stato minacciato da un avvenimento politico.  Ci fu una disputa tra il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti  e WhatsApp . Mentre gran parte dell’attenzione era concentrata sulla disputa tra Apple e l’FBI per un iPhone bloccato, si è consumata un’altra battaglia contro WhatsApp e gli Stati Uniti. L’applicazione ha cominciato ad avere problemi quando un giudice federale ha capito come intercettare  le chiamate e i messaggi di WhatsApp, per poi scoprire che il sistema  crittografia end-to-end rende impossibile questo processo.  WhatsApp ha creato il sistema crittografico per dispositivi androide 2014 e da allora sono nel sistema di WhatsApp. La disputa per ora non ha ancora raggiunto il tribunale, il governo a quanto pare sta ancora decidendo  di creare un processo come ha fatto  per l’Apple, oppure evitare.

Molte di queste fonti ritengono che le ripercussioni e un’azione legale del genere potrebbero essere interessanti, in quanto forzerebbero un aggiornamento delle leggi di intercettazione che non sono mai stati cambiati dal tempo in  cui si comunicava con linee  urbane facilmente accessibili. La questione potrebbe in qualche modo aiutare Apple specie se finisse di mezzo anche Facebook che ha già espresso il suo supporto nei confronti di Apple.

Uno scontro del genere potrebbe essere inevitabile. Qualche mese fa Facebook si è ritrovato sotto attacco propria causa dell’impegno di WhatsApp per il diritto alla crittografia  ma il presidente per le operazioni dell’ America latina di Facebook Diego Dzoan è stato  arrestato. I tribunali affermavano che le due aziende stavano in effetti ignorando un ordinanza che imponeva loro di collaborare con un ordine giudiziario che richiedeva loro fornire dei dati nell’ambito di un indagine Per cui un crimine locale. Le autorità brasiliane a dicembre hanno fatto  così seriamente da bloccare WhatsApp per 12 ore inizialmente dovevano essere 48 per lo stesso motivo.

Da tempo WhatsApp è impegnato a rispettare le sue policy anti sorveglianza  in particolare attraverso gli sforzi del suo fondatore Jan Koum .

Senza dubbio non è l’unica app a supportare protocolli crittografici formidabili, ma è uno dei target principali visto che oltre 1 miliardo di utenti chattano su WhatsApp ogni mese specie nei paesi esterni agli Stati Uniti.

II media FILIPPO, GIORGIO, VIRGINIA, ELISABETTA

Fai la tua parte per un web migliore

La campagnia Generazioni Connesse ha creato questo video in collaborazione con il ministero per lanciare un messaggio: “Umiliare qualcuno è sempre sbagliato e non divertente,farlo su internet è da vigliacchi”. Queste parole vogliono trasmettere un significato profondo: il rispetto per gli altri anche sul web. Il web dovrebbe essere un posto sicuro dove ci si può confrontare , invece molto spesso viene usato come mezzo di insulti e di provocazioni che possono anche portare a fatti spiacevoli. Un altro problema è che gli insulti, la maggior parte delle volte, sono fatti da utenti anonimi che non presentano il loro nome e lo fanno con un’ identità sconosciuta; si permettono di insultare senza neanche avere il coraggio di dire chi sono,e questo è quello che dice la frase usata nel video creato dal ministero dell’istruzione “insultare su internet è da vigliacchi”. Per un’ulteriore sicurezza bisogna stare anche molto attenti a chattare con persone sconosciute, perchè non sai mai chi puoi trovare dall’altra parte dello schermo.

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La vita non è sempre come la si desidera, alcune volte possono succedere fatti spiacevoli che nessuno vorrebbe mai vivere,la giornata del safer internet day ci spinge ad affrontare queste situazioni poco gradevoli con lo spirito giusto e ci dimostra tutte le complicazioni che si possono trovare sul web.

link video:  https://youtu.be/WABcC1_6Qkw

Raffaele , Alessandro, Giorgia , Matilde